Sara Boero

Sugarpulp Festival: gioia & frattaglie

Ho passato tutta la giornata del primo ottobre e la mattinata del due a Padova, ospite della mia amica Susanna, per non perdermi la prima edizione di una faccenda che dal nome era troppo figa: il Sugarpulp Festival. Bene, bisogna dire è stata figa davvero. Spero che lo rifacciano il prossimo anno. In pratica si tratta di convegni, che detto così non è proprio eccitante lo so, sulla letteratura pulp e dintorni. Leviamoci subito il sasso dalla scarpa: io ci sono andata per un motivo umiliante, ovvero fare stalking nei confronti di Joe Lansdale. Il punto è questo: credo di avere una fortuna sfacciata perché un tizio che è sicuramente nella top 3 dei miei scrittori preferiti è vivo e vegeto, sforna tipo 6 libri all’anno e viene ospite in Italia con cadenza più o meno quadrimestrale. E ritengo che non sfruttare questa fortuna sia peccato. A furia di osservare i suoi movimenti hai visto mai che non diventi braverrima anch’io. L’avrò scritto decine di volte ma se non lo conoscete dovete assolutamente leggere qualcosa di suo, è unico e brillante, e per non tornare più sull’argomento “mia venerazione personale nei confronti di Lansdale” aggiungerò qui e subito che è una di quelle persone di cui da lontano un chilometro potresti già dire “che individuo straordinario” perché si vede, ecco. È un fantastico essere umano. Qui sotto, io e Lansdale in tuttoilnostrosplendore (anche una preziosa quanto rara testimonianza dell’espressione acquosa e vacua che assumo quando sono felice):

Comunque, dicevo: convegni con ospiti internazionali che in questi due giorni eran mica pizza & fichi. Oltre al Lansdale ho visto interventi di Tim Willocks, Victor Gischler (che simpatico!), Massimo Carlotto e Jan Wallentin. Ammetto la mia ignoranza: io l’ultimo non lo avevo mai sentito nominare, è un giovane scrittore svedese. E visto che mi sento in colpa per aver pensato due giorni “ma questo chi è?” cercherò il suo libro in futuro. Tra l’altro la sua presenza sul palco insieme agli altri quattro sopraccitati nel convegno di gruppo era un fatto visivamente abbastanza comico. Wallentin è un bel ragazzo, che di tratto svedese ha ben poco, ma comunque un figo, capiamoci. A metà tra Pierce Brosnan, Josh Hartnett e l’attore che porta via Lucy a Andy in “Twin Peaks”, ve lo ricordate? E soprattutto, sembra (nel parlare, vestirsi, ecc) una persona sobria e molto misurata. Ecco, questo personaggio (premio Fiordiloto – vedi blog sul festival di Venezia) era sul palco esattamente in mezzo a Joe Lansdale, adorabile texano dalla battuta facile, e l’inglese Tim Willocks. Per capirci, Willocks è un armadio di tipo uno e novanta in giacca di pelle nera, capelli rossi e grinta da vichingo.

Io e Susi lo abbiamo ribattezzato “pantone” per la facilità con cui cambia colore per adattarsi allo sfondo, guardare il video per credere. Non ho mai visto nessuno shiftare con altrettanta facilità il colore del proprio viso dal bianco latte, al rosa fiordipesco, al fucsia, al ciclamino, al magenta. Eh, ehi, anche lui nonostante la feroce apparenza leonina e cromaticamente bizzarra è una persona adorabile, non fatevi spaventare dall’aspetto pulp se mai lo incontrerete! È gentilissimo e simpatico. Oh che poi sembrano le solite frasi “ah, che gentili, che disponibili” che si dicono di qualunque artista ospite durante qualunque festival, ma non so come passarvi il concetto che quando sono io ad usare queste parole intendo una cosa diversa. Da un lato c’è il “minimo sindacale” che un artista è tenuto a fare in questo genere di manifestazioni: autografi, foto, ecc. Se non si presta a sta roba viene bollato come stronzo, e ok, mettiamolo da parte. Poi c’è chi, per carattere, naturale apertura o vattelappesca, fa qualcosa di più, ed è questo che intendo con “gentile”. Intendo quando dopo un paio di volte che ti becca in giro memorizza il tuo viso, ti saluta e si ferma a chiedere come va. O che invece di mettere una X sul suo libro si impegna a farti una bella dedica sentita e così via. È una cosa diversa. E devo dire che tutti gli ospiti del Sugarpulp erano quel genere di pasta. Sarà che quando uno è bravo tende a non essere uno stronzo. Sarà quello.

Passando ai consiglipergliacquisti, se capitate a Padova dovete fare assolutamente queste due cose: andare in un negozio di dvd che si chiama “il 23” e a cercare la linea di abbigliamento “Murder” (dovrebbe esserci un punto vendita anche a Mestre). Ho comprato una tshirt gialla con disegnato sopra un frullatore pieno di sangue e frattaglie. Sotto c’è scritto “boyfriend”. Amore a prima vista. Infine, ecco l’immagine più pulp del festival: moscerini che infestano un bicchiere abbandonato con il fondo di qualche bibita gassata.

Vi lascio con un video un po’ stronzata un po’ documentario: per dieci minuti io e Susanna portiamo avanti la nostra battaglia personale: far confessare a Joe Lansdale che fine ha fatto Bob tra il Drive-in 2 e 3. Invece il resto sono estratti della conferenza del primo ottobre. Non so se fossero i momenti più significativi, non sono sicura che si capisca qualcosa, ma ehi, stavo cercando di godermela!

Sugarpulp Festival: gioia & frattaglie

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