Sara Boero

Grosse navi e signori che abbaiano.

Non è che tutto sia così poco interessante come sembra, anche se il camuffamento a volte regge benissimo. Ho avuto una mattinata interessante. Anzi:

Caro Diario,

ho avuto una mattinata interessante.

Sono salita su una petrol/chimichiera tuuuuutta rossa (lunga storia sapere che ci facevo), con un sacco di tubi a vista, una passerella dove si cammina solo a tre per volta e un terzo ufficiale lettone ma anglofono. In momenti come questi, penso di dover fare qualcosa per la mia pauradimorire. Mi capita talvolta di avere paura di morire. Anche se non c’è niente di pericoloso intorno. Non c’era niente di pericoloso stamattina. Cioè, stavo a grattarmi gli stinchi su una petrolochimichiera ripiena di olio combustibile, ma voglio dire, fatalismo: non c’era nessun pericolo reale o imminente. La pauradimorire non ha nulla a che vedere con il rischio reale. Ti piglia e basta. Il cuore accelera, senti un po’ di pressione sul petto e ti tremano le mani, tutto lì. Ti aggrappi a un corrimano, respiri e passa (o meglio, riesci ad andare in standby per il tempo necessario). È del tutto irrazionale. Ma fisico. Terribilmente fisico, per me.

Poi sono tornata a casa in autobus, autobus sul quale un distinto signore a due sedili di distanza da me abbaiava a intervalli di tempo regolari. Aveva un sorriso molto gentile ma abbaiava lo stesso: distintosignore che abbaia non morde, probabilmente. Era un suono strano. Vicino a un rutto o a un conato, ma allo stesso tempo molto naturale, e molto simile a quello effettivamente prodotto da un cane. Forse quel signore era un cane.

Io per non saper né leggere né scrivere mi sono messa le cuffie, o non avrei resistito alla tentazione di chiedergli perché abbaiava. Sono fatta così. Sento qualcuno abbaiare e mi incuriosisco, sarò strana. Mi è partita nello shuffle “Don’t stop me now” dei Queen, che è nella colonna sonora di uno dei miei film preferitissimi in assoluto (“Shaun of the Dead”). Mi mette una voglia matta di spaccare stecche da biliardo in testa agli zombie, quel pezzo. Guardi la scena incriminata, e ti rendi improvvisamente conto che la tua vita non ha senso perché non hai mai spaccato stecche di biliardo in testa agli zombie a tempo di musica. Duri dati di fatto.

E poi ho visto un manifesto del teatro, con Mariangela Melato sopra. Mi è tornato in mente uno scambio di battute di qualche sera fa con un mio amico:

– Riesci a immaginare qualcosa di più noioso di un adattamento di “Casa di bambole” con Mariangela Melato?

– Sì: mariangelamelato in “Madre Courage”.

– Forse anche mariangelamelato e basta.

Oggi va così.

Grosse navi e signori che abbaiano.

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