Sara Boero

Professioniste poco professionali.

Momenti di sconcerto in seguito all’ascolto delle intercettazioni telefoniche delle smandrappe di Arcore. Momenti di SERIO sconcerto: uno sgomento tutto da condividere online.

Lasciamo un attimo da parte il personaggio principale. Non voglio dare addosso al vecchio psicopatico. È come avere al governo lo Scemo del Villaggio (globale) con il mondo intero che gli tira pomodori. Il che non fa che amplificare le sue ben note manie persecutorie. È un gatto che si morde la coda. Ben poco si può fare per lui. Fossi nei suoi panni sceglierei il pacchetto-Craxi: esilio volontario, un anno in Russia dall’amico Putin, un anno in Libia dall’amico Gheddafi. Una pornovecchiaia tranquilla, chi starebbe meglio di lui? Non capisco proprio cosa lo blocchi. La felicità è a portata di mano, coraggio Lassie, scappa via.

Chiusa parentesi. Le ragazze. Situazione tipica: sei una smandrappona di quelle ignoranti, hai tanto pelo sullo stomaco, nessuno al mondo ti pagherebbe per fare un lavoro onesto per ragioni che possono spaziare dalla tua stupidità a motivi più ingiusti. Un bel giorno, arriva da te mister X (per discrezione, facciamo finta che si chiami Lele Mora) e ti chiede se vuoi accompagnarlo a cena da un vecchio signore solo e molto ricco. Tu vai. 

Ti ritrovi catapultata nella commedia italiana becera anni ’60: infili il tuo costume da infermierina e fai quello che devi fare, incluso sculacciare Pierino, se necessario. Il vecchio signore solo e molto ricco ti ripaga con generosità e cortesia: gioielli, regalini, contanti, magari anche un bel lavoro in Parlamento. E se sei nei pasticci, fa figure di merda epocali per darti una mano. Certo, ti tocca sorridere mentre improvvisa al pianobar melodica napoletana. Ti tocca far finta di trovare divertenti le sue barzellette. Ti tocca anche molto altro, diciamo. Però ragazza mia, questo è il lavoro che hai scelto. Un lavoro serio, un lavoro antico. Se non sai affrontarlo con professionalità stattene a casa.

Una che non prende sul serio il proprio lavoro.

Arriviamo a quello che mi ha sconvolto: se fossi nei panni di questa smandrappona ignorante, una volta fatto il mio lavoro e ricevuto il generosissimo obolo, credo che proverei un minimo di gratitudine nei confronti del mio “mecenate”. 

Ovvio che continuerebbe a farmi schifo, ovvio che le sue barzellette non fanno ridere e che mi maledirei per non aver continuato gli studi come diceva la mamma. Però se qualcuno ti tira fuori dai guai, ti trova una casa, ti riempie il conto in banca e ti piazza a fare il Consigliere Regionale un po’ di gratitudine per questo qualcuno dovresti provarla. O comunque, quel minimo di pudore/rispetto sufficiente per non farti sghignazzare al telefono con le amiche su quanto è flaccido il suo culo o su quanti piedi abbia nella tomba il vecchio porco. 

Non so. Sarò all’antica.

Ho sempre creduto che le puttane in fondo fossero tutte brave ragazze, e che i clienti fossero o uomini con una tonnellata di problemi o dei gran bastardi. L’opinione sui clienti è rimasta immutata. L’opinione sulle puttane, dopo gli exploit di queste fanciulle, un po’ vacilla: mi sembrano persone cattive. Che di sicuro infangano il buon nome e la buona reputazione della categoria, con i loro tradimenti, i loro ricatti, i dispetti reciproci e la loro immensa piccolezza.

Le signorine di tutta Italia, quelle per bene che fanno il loro ingrato lavoro senza tutta questa porcheria, dovrebbero scendere in piazza e manifestare. Se no, andiamo, passa anche una brutta immagine della professione.

Professioniste poco professionali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su