Sara Boero

I wanna be made.

I giorni di solitudine in casa mi hanno portato a gesti inaspettati, quali accendere MTV all’ora di dopo-pranzo e dopo-cena. Qualcosa che non facevo da una decina d’anni circa – all’epoca adoravo il palinsesto di MTV. Non mi sento di azzardare che fosse migliore, probabilmente ero io ad essere peggiore.

Nella fascia oraria dopo cena ho beccato una sitcom orrendamente doppiata, come tutte quelle di MTV dalla notte dei tempi, incentrata sulle vicende di un gruppo di rampanti trentenni newyorkesi alle prese con le gioie e i dolori del mondo delle riviste di moda.

Ma nel dopo pranzo il programma trasmesso, con mio grande stupore, si è rivelato essere “Made”.

“Made” c’era anche all’epoca, e il fatto che abbia resistito fino ai giorni nostri è sorprendente, da non credersi. Per chi non avesse mai acceso MTV, è uno show di un’ora circa sullo stile di montaggio di “Pimp My Ride” ma incentrato non su “che diavolo vuoi fare della tua macchina?” bensì su “che diavolo vuoi fare della tua vita?”.

In ogni puntata un adolescente americano mediamente outsider e bruttarello si propone di realizzare la sua Più Grande Ambizione in un tempo estremamente breve (un paio di mesi) grazie all’aiuto di MTV. La puntata-tipo potrebbe essere una cosa del genere: Mike sogna da tutta la vita di cantare al premio Sticazzi Nel Wyoming ma è stonato come una campana. MTV lo fa seguire per due mesi da un vocal coach, un insegnante di solfeggio e un personal shopper fino a che Mike, tra lacrime e sacrifici, vince le sue insicurezze, sale su quel palco e spacca tutto.

Inutile dire che spesso i risultati sono estremamente discutibili, ma il Mike di turno si sente comunque realizzato mentre spettatori di tutto il mondo lo deridono per la stecca che prende e di cui i giudici, misteriosamente, sembrano non accorgersi.

In linea di massima però i wannabemade diventano guardabili in quello che scelgono di fare. O perlomeno, questo è quello che sembra dallo schermo, in realtà è perfettamente normale che restino le ciofeche che erano. Nessuno impara veramente a suonare il piffero, pattinare sul ghiaccio, spaccare noci di cocco col culo e simili in appena due mesi. Anche perché altrimenti, chi sarebbe così stupido da allenarsi per anni? Questa trasmissione da un messaggio agghiacciante, ma ci piace così.

Ieri è stata fantastica. Il ragazzo di turno, un clone sovrappeso di Harry Potter, desiderava diventare culturista e partecipare al suo primo contest. Lo hanno pompato per due mesi con pasti dietetici sei volte al giorno e palestra. Alla fine il ragazzo aveva perso qualche chilo e messo su un po’ di massa muscolare ma che dire, era sempre la stessa mozzarellina di bufala, a un’occhiata distratta.

Lo hanno portato a Los Angeles per il contest, presentandogli prima alcune stelle del culturismo perché gli insegnassero qualche “mossa” da palcoscenico. Avete presente quelle pose statiche davvero ridicole che si vedono in Mister Universo ecc. Sono assurde anche se a farle è Big Jim, figuriamoci Harry Potter sovrappeso.

Prima della pubblicità hanno dato delle anticipazioni del seguito, mostrando il ragazzo pronto per gareggiare insieme agli altri concorrenti (dei culturisti veri). Il ragazzo era teso e emozionato, proprio come nel finale di ogni puntata di “Made”. Finale che in questo caso purtroppo non ho visto perché mi è suonato il telefono, ma che è sempre uguale: trionfo.

Solo che di solito un epilogo del genere è solo un po’ discutibile. In questo caso è surreale. Come è possibile che Tofuman vinca come da copione in un contest per CULTURISTI?

 

Se qualcuno lo ha visto per favore mi illumini e mi dica che non è andata così. Che i giudici hanno commentato la sua esibizione con un “fate scendere quel ciccione dal palco”. Che Harry è tornato a casa in lacrime, urlando “ho buttato via due mesi della mia vita, grazie MTV!”.

 

I wanna be made.

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