Sara Boero

Anne Rice ha fatto un frontale con “Il tempo delle mele”.

Ho finito in un tempo orrendamente più breve del previsto i libri che contavo di portarmi a spasso quest’estate. L’ultimo era un romanzo per bambini appena uscito di Jacqueline Wilson, una tizia capace di staccare teste ai coniglietti e spacciarlo come un passo formativo, mi è sempre piaciuta.

Ho riletto un suo vecchio libro ma visto che probabilmente era la centesima volta ci ho messo un’ora. E poi il vuoto. Pochi soldi da spendere da Feltrinelli, e poca voglia di spenderli per qualcosa che non sia il solito Lansdale, il solito Bukowski, il solito Fante, eccetera. È il mio solito problema, la totale sfiducia.

Ho frugato tra i libri lasciati a metà nel mio scaffale ma la scelta è rimasta davvero misera. Sono ferma a pagina quaranta dei “Diari della motocicletta” da una decina d’anni, perché era davvero davvero noioso. Attaccarmi ai classici greci ad agosto mi sembrerebbe quantomeno ridicolo. E poi va beh, “I ventitre giorni della città di Alba” non me lo dice il cuore.

Mentre frugavo ho rinvenuto un pacchetto di Feltrinelli aperto ma richiuso, strano, e ci ho trovato dentro niente di meno che “Twilight”. Ahah. Qualche entusiasta me lo ha regalato appena era uscito e io a quanto pare me ne ero sbattuta alla grande, da snobbetta quale sono.

Anzi mi ero proprio SCORDATA di averlo, e ho proclamato per anni con orgoglio di non sapere nemmeno di cosa parla, o quasi (i film comunque ve li lascio volentieri).

E allora vai di Twilight.

Sono probabilmente l’ultima delle ultime ad accorgersi di quanto fa ridere e adesso il fatto che io dica che fa ridere non farà più ridere nessuno. Cioè, il mio parere SERIO è che sia riuscito benissimo per, beh, ogni persona di sesso femminile di età compresa tra i 9 e i 15 anni (oltre è quasi ingiustificabile credo). Per quella fascia è una figata. Quel periodo magico in cui la mia generazione ad esempio scopriva con la bolla al naso gli addominali di Brad Pitt in Fight Club, per capirci. Addominali. Un universo tutto nuovo.

Tenendo presente questo, che è una gran bella cosa positiva se vuoi vendere qualche zilione di copie (sì che le ragazzine di oggi si eccitano anche per i Jonas Brothers), ho una critica serissima da fare e cioè: no, niente due punti, è meglio se inizio proprio un altro paragrafo.

Il “mio” Twilight quando avevo 13 anni era un po’ datato, diciamo, appena appena. Era “Via col vento”, proprio il mattone di migliaia di pagine. Quello sì che ti teneva compagnia tutta l’estate (e anche parte dell’autunno). Ah, bei tempi. Un megapolpettone scritto fittissimo in cui succedevano una quantità inverosimile di cose. Le parti che la piccola Sara aspettava trepidante erano, ovviamente, i momenti Harmony tra sexy-Rhett e Rossella. È un’età difficile per tutti.

Questi momenti erano abbastanza in linea (per l’epoca) con i momenti-inciucio di Twilight: niente di troppo zozzo, tutto molto descrittivo e focalizzato sui gesti, le sensazioni e l’espressività dei due protagonisti sbaciucchioni. Proprio come ci piace un kasino a noi ragazze durante la pubertà! Wow!

Il bello di “Via col vento” secondo me però era che quei momenti, appunto, li ASPETTAVI. E si facevano aspettare. Potevi stare anche settanta pagine senza uno sguardo malandrino di Rhett (oh, Rhett!!) e nel frattempo ti toccava leggere magari la cronaca delle battaglie della guerra civile americana, o tutti i dettagli dei procedimenti per la raccolta del cotone, o diventare una piccola esperta di falegnameria. Ma questa palla mostruosa, appunto, rendeva MIGLIORI e più desiderati i fantomatici momenti hot. E rendeva il libro decisamente un bel libro.

Leggendo Twilight invece uno aspetta trepidando la trama che non arriva mai. Ogni settanta pagine circa c’è un esile pezzo di trama buttato lì, la proporzione è esattamente INVERSA.

Che succede nel mezzo? C’è una ragazza di nome Bella infoiata come un boy scout di ritorno da un campo estivo alla Playboy Mansion che cerca con ogni spudorato mezzo a disposizione della sua giovane mente verginella di montarsi come fosse un toro meccanico un compagno di scuola. E di vincere anche il rodeo.

Il ragazzo, disgraziatamente, non può soddisfare le di lei turpi voglie, in parte perché gli ci vorrebbero GIORNI (parliamoci chiaro), in parte perché è un vampiro (sic). Ogniqualvolta sono vicini lui deve lottare contro l’istinto di scartarla come un Kinder Bueno e divorarla, e in più ci fa intendere che se veramente consumassero il famigerato amplesso rischierebbe di farle del male (sic). Questi ragazzini si credono tutti dei novelli John Holmes.

In pratica ecco quanto succede (almeno nelle prime 250 pagine, dove per il momento sono ferma io): principalmente, viene ripetuto sino allo sfinimento quanto è FIGO il protagonista. Ha la faccia figa, la macchina figa, i pettorali fighi, la voce figa, suona il piano da Dio, si cambia il colore degli occhi prima e dopo colazione e insomma è proprio un VERO FIGO, ci siamo capiti? Seeh.

Appurato questo, ci troviamo davanti a interminabili sequenze in cui la piccola Bella gli si struscia addosso beandosi della di lui figosità, sviene, si fa prendere da attacchi di panico al suo più piccolo cenno di approvazione, e si lascia andare a proposte oscene di quando in qua. Tutto questo mentre il poveretto cerca di cancellare dalla sua mente l’immagine “bistecca”. E ci si vorrebbe far credere che anche il vampiro, per carità, glielo mollerebbe proprio volentieri, col cuore eh, ma non può (mi sembra più che plausibile che, verginello lui stesso, sia terrorizzato dalla smandrappona affamata che costantemente cerca di distrarlo per poi abusare di lui).

Tutto qui. Condito da “ti amo” a un giorno di distanza dal primo bacio e cose del genere ovviamente, sempre della serie “se hai meno di 16 anni ti perdono”.

Dov’è la guerra civile americana? Dove sono i milleduecento personaggi di cui fai fatica a ricordarti il nome? Insomma, dov’è il libro?

Sono un po’ triste. Non bombardatele di TROPPI estrogeni ‘ste ragazzine che poi diventano ingestibili e a 13 anni cominciano a cercare un fidanzato tossicodipendente perché somiglia a Edward.

Non so perché ma qualcosa mi dice che una trama, tra un “quanto è figo” e l’altro, aiuterebbe.

 

B: “Quanto sei figo!”
E: “Ne abbiamo già parlato, non te lo smollo”
 

Anne Rice ha fatto un frontale con “Il tempo delle mele”.

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