Sara Boero

La Disney ha fatto cose terribili.

L’altro giorno mi è capitata per caso sotto gli occhi una sequenza del “Gobbo di Notre Dame”, la trashissima trasposizione Disney uscita nelle sale quando avevo 11 anni poco più poco meno.

Complice un viaggio a Parigi, all’epoca presi la stoica decisione di “leggere il libro prima di vedere il film”. Ah, Hugo, una lettura davvero adatta per il primo anno di scuole medie e consigliata da generazioni e generazioni di educatori. Mi chiedo: nessuno faceva caso alle mie letture deviate, quando ero bambina? Nessuno cercava di fermarmi? Comunque.

 

Il libro era incantevole. Ecco tutto quello che ci ho capito all’epoca: prima cosa, tre uomini che desiderano (DESIDERANO, non AMANO) la stessa donna, una Lolita zingarella graziosa e un po’ sgualdrina, ma cara ragazza e molto sfigata.

 

Il primo è un recluso deforme e leggermente ritardato che vive in cima a una cattedrale e non ha mai visto una gonna in vita sua, quindi la reazione è abbastanza naturale. Non ha la minima chance a meno di non commettere uno stupro e questo gli è piuttosto evidente. Anche lui è un bravo Cristo.

Il secondo è un uomo di chiesa (beh, nella versione Disney ovviamente no) un po’ stronzetto e razzista e ben deciso a fare un falò di zingari. Nemmeno lui ha chance con la squinzia, perché vecchio, brutto, prete e super-omista.

Il terzo è un soldato superficiale e belloccio, che ha tutte le carte in regola per conquistare la fanciulla e difatti non si lascia scappare l’occasione dell’esotico bottino (anche se sotto sotto la pelle scura fa un po’ schifo anche a lui). 

 

Questi tre uomini sentono la primavera tutti contemporaneamente e fanno un tale casino che alla fine la zingarella la mandano al rogo. Chi esplicitamente, chi implicitamente, tutti loro sono coinvolti. Cose che si dovrebbero imparare dalla lettura di questo libro: stare alla larga dai preti, dagli uomini bellocci e possibilmente anche dai gobbi reclusi.

È un finale abbastanza pesante, quello del libro. C’è una bella strage, una vittima innocente e un suicidio. Non si capisce bene per quale motivo la Disney abbia scelto di fare una trasposizione da un testo così tozzo, ma ovviamente ci hanno dovuto mettere del loro per indorare la pillola con un happy ending.

Ecco, l’altro giorno mi è tornato in mente QUELL’happy ending e mi sono venuti i brividi perché è MOLTO PIU’ PESANTE del finale originale, MOLTO PIU’ PESANTE, pensateci.

Il film finisce con il prete cattivo (che non è un prete) che precipita nel vuoto, il soldato belloccio e stupido che corona il suo sogno d’amore (?) (la conosce da tre giorni tipo) con la bella zingarella e il gobbo… il gobbo che mette la mano di lei nella mano di lui e sorride affabile, benedicendo l’unione.

C’è qualcosa di perverso e terribile nel messaggio di questo finale. Il gobbo nel film non ha ritardi mentali. È solo deforme. E quel sorriso ha un che di agghiacciante, sembra un’AMMISSIONE. “Non posso averla, perché prendo atto di essere uno scherzo della natura e quindi di non avere il diritto di provare dei sentimenti, o delle voglie, anche io. Riconosciuto serenamente questo, sono contento per voi ragazzi. Peace”.

 
Cazzo. Hugo più di 150 anni fa è stato molto più tenero, comprensivo, e privo di pregiudizi di loro. In un’epoca che non credo brillasse per tolleranza nei confronti delle persone con problemi simili ha riconosciuto a Quasimodo il diritto di amare che spetta a qualsiasi essere umano. Addirittura lo fa morire abbracciato a Esmeralda, come se fosse lui “l’eroe romantico” della storia e non il primo stronzo a cavallo.

Fa venire i brividi quel sorriso accondiscendente. “Ok, fatelo pure davanti a me, io non ho un cuore”.

La Disney è nazi.


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