Sara Boero

Mi sudano le palpebre.

Ho avuto tanto freddo questo inverno. Ma tanto tanto. Mi ero ripromessa di non piagnucolare come una vecchia asmatica, non appena fosse arrivata l’inevitabile ondata di caldazza, e terrò fede al mio impegno non lamentandomi della sugna collosa che tutti ci unisce da una settimana a questa parte. 

E’ tutto bellissimo, amici. Puzzare di sudore era proprio ciò che più desideravo.

Lo studio mi trattiene in casa, dove una gatta a pelo semilungo e molto folto e caldo che risponde al nome di Tea mi si butta addosso a peso morto ovunque io mi sieda, e dove una mamma gentile ma termicamente incomprensibile mi offre té bollente e biscotti a merenda.

Ho una wishlist di bisogni che va da qui alla Turchia, un ventaglio di propositi disparati e inascoltati, tutti sembrano prevedere un mojito ghiacciato in mano e il condizionatore a palla, un condizionatore che non ho mai avuto (sospiro). Ho un ventilatore che sputacchia un po’ e poi muore. Fondamentalmente, avrei bisogno di comprensione umana: una professoressa di diritto che pronunciasse con tono flautato e carezzevole le parole “piccina, che fai in casa? Prendi un grosso zaino e mettici dentro il tuo amato bene (fai prima i buchini per l’aria però, se è vero amore), il tuo libro preferito, il lettore mp3, un portacriceti ignifugo e il costume, vai in spiaggia, e restaci finché la tua pelle non diventa di cartapecora”.

Invece di dirmi questo, proprio mentre IMMAGINAVO che mi dicesse questo, e già predisponevo i buchini per l’aria facendomi qualche domanda sull’impiego del portacriceti ignifugo, la mia professoressa di diritto ha detto, per l’esattezza: “le dispense che hai scaricato vanno bene, ci vediamo all’appello, buon lavoro”.

Buon lavoro, gente. Avevo voglia di piagnucolare un po’ a sproposito. Ora sto bene. Ciao.

 

Mi sudano le palpebre.

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