Sara Boero

Favole di vita vissuta.

C’era una volta un principe. Un discreto principe. Un bel giorno si innamorò della principessa sua vicina di casa, che era bionda bella e con gli occhi celesti, e che dopo un lungo corteggiamento disse “ok, principe, ti amo anch’io. Ma saresti tu fedele per sempre, se ci sposassimo?” – “Certo principessa, per tutta l’eternità!” – “E saresti tu buono con me? E premuroso? E allegro, disponibile, sincero, e…” – “Tutto quello che vuoi, te lo prometto!”.

La principessa sorrise soddisfatta e disse: “bene. Allora non mi resta che rinchiudermi nella torre più alta di un castello sorvegliato da un drago, e aspettare che tu mi venga a salvare, mio amato!”. Il principe restò interdetto. “Ma a che serve? Ci amiamo, possiamo sposarci senza fare tutto quel casino burocratico…” – “Sei forse un vigliacco, principe? Non mi salveresti neanche da un misero drago? Dopo tutte quelle promesse? Va bene, se è così puoi andare a cercarti un’altra principessa. Io ho i miei princìpi. E i miei principi, che fanno la fila”. Lui sospirò rassegnato: “va bene, va bene, io voglio te, bella principessa. Vai a farti rapire da un drago, verrò a salvarti!”, concluse straniato.

Due settimane più tardi (dopo averne passato una contro un albero a contare, come a nascondino, su indicazione della principessa) il principe raggiunse il castello dove un drago cattivo (e sbalordito) teneva prigioniera la sua amata. Siccome ammazzare gli animali non gli piaceva (non schiacciava neppure le zanzare), il principe si era premurato di portare con sé il cofanetto DVD con la trilogia del Signore degli Anelli e oltre 56 ore di contenuti speciali. Appena schiacciato play, la povera bestia cadde in un sonno profondo, mugolando sommessamente. “Evviva, ha funzionato!”, disse il principe correndo verso la torre.

“Amore mio! Amore mio sono qui, ce l’ho fatta! Hai preparato dei lembi di lenzuolo da calarmi?” – “Oh, mio eroe, ce l’hai fatta! Che gioia! Come dici? Lenzuolo?” – “Sì, per farmi arrampicare sino alla tua finestra e portarti in salvo!” – “Uhm… non ci avevo pensato, mio caro. Ho un lenzuolo qui ma mi pare un peccato farlo a strisce, vedessi che carine le federe…”. Il principe sgranò gli occhi ma decise di passarci sopra.

“Ok, amore mio, hai qualcosa di sostitutivo, lassù? Scale di corda? Tende?” – “No caro, mi spiace…” – “Allora calami le tue lunghe trecce bionde!” – “Sei matto? Ho già i capelli secchissimi!” – “Ok amore mio, non preoccuparti. Scalo la parete a mani nude”, dichiarò eroicamente il principe.

Si sputazzò sui palmi e si diede alla salita. I mattoni erano molto lisci. Cadde miserevolmente dopo un paio di metri, sbucciandosi il ginocchio. “Principessa, hai del Lasonil?” – “No” – “Acqua ossigenata?” – “No”. Fanculo, mormorò il principe fra sé e sé, ritentando la scalata. Arrivò arrancando al davanzale della principessa e si aggrappò ad un vaso di fiori cercando di scavalcare. Lei strillò: “sei matto? Queste sono le mie peonie!”, staccando le dita del principe dal vaso. La seconda caduta fu un po’ più dolorosa. “MA INSOMMA, che cavolo devo fare per salvarti?”, sbottò il principe, che era molto molto innamorato. “C’è la scala che conduce alla mia porta, se fai il giro della torre…”, sospirò laconicamente la principessa, arricciandosi i capelli tra le dita.

L’innamorato cominciò a salire la scala bestemmiando Merlino, tutto coperto di graffi bozze e ferite. Bussò alla porta. “Chi è?” – “E chi vuoi che sia, cretina…” – “Oh, calmino, deh!” – “Scusa amore mio. Spostati da lì, sfonderò a spallate questa porta e potrò finalmente portarti in salvo!”, esclamò il principe prendendo una lunga rincorsa.

Peccato che la porta fosse di ferro massiccio e incantata da una magia cazzi e mazzi. Il principe si slogò mezza spalla. “Ma che fai, sciocchino? Posso aprirla dall’interno…”, disse la principessa abbassando la maniglia e facendo entrare il suo eroe. 

“Bene, amor mio, or scappiamo lesti prima che il drago si desti!”, declamò il principe ispirato prendendo sottobraccio la dolce stronzetta. “Oh, no, principe. Devo finire il mio ricamo! Guarda che meraviglia…”, disse lei mostrando un lavoretto di punto croce di mediocre fattura. Lui esplose: “ma insomma, capricciosa sadica che non sei altro, tu mi ami?! Ci tieni veramente ad essere salvata?” – “Certo che ti amo, luce dei miei occhi! Certo che voglio che mi salvi! Devo solo finire questa composizione floreale…” – “Ma… ma… principessa, che scuse futili! Scappiamo insieme, coraggio!”. Lei lo guardò turbata: “oh, caro principe, come hai ragione… tu hai scalato una torre e pugnato contro un drago per me, e io sono qui a temporeggiare… ma il mio sentimento è vero, sai? E’ solo che sono, appunto, una capricciosa stronzetta, e non credo di meritare il tuo amore a me così grato… forse faresti meglio a trovare un’altra principessa…”.

Al principe girarono un secondo i coglioni, ma giusto un secondo, poi si riscosse. Era un principe con un grandissimo senso della responsabilità e, come abbiamo detto, molto molto innamorato.

“No, principessa. Mi hai chiesto se ti avrei amato per sempre e io ho detto di sì. Ora non ti lascerò, nemmeno se sei una capricciosa stronzetta che deve finire un fottuto ricamo, tra parentesi come ricamatrice fai pena. Aspetterò che tu abbia fatto quello che devi fare, perché il mio amore non ha scadenze e non ha condizioni!”, declamò soddisfatto. Era proprio ciò che voleva fare.

Ma…

CORAGGIO GIURIA!

Se vuoi che il drago si svegli dal torpore causato dal Signore degli Anelli e li incenerisca, schiaccia 1!

Se vuoi che la principessa davanti a queste belle parole si renda conto che è il caso di scappare con il fantastico principe, schiaccia 2!

Se vuoi che restino nella torre per l’eternità a ricamare e pettinare le bambole, intanto il Signore degli Anelli è lungo, schiaccia 3!

Favole di vita vissuta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su