Sara Boero

L’ordine sovvertito delle cose.

Quando facevo il triennio all’università andavo spesso a pranzare con i miei compagni in un bar un po’ nascosto, adiacenze via Polleri, che aveva nel menù una cosa come cinquanta tipi di hamburger diversi.

Cambiava un cazzo in realtà. In uno c’era la cipolla e nell’altro no, cose così. Una squallida strategia commerciale. Però i panini erano buoni, e c’era il dehors, e a noi studenti piaceva. Era un bel posto, ho dei ricordi tipo sequenze della pubblicità del borotalco, gruppetti di giovani felici e sorridenti che familiarizzano e mangiano il loro panino.

Credo che i pranzi al baretto abbiano fatto la differenza sostanziale, selezionando automaticamente quelli che sarebbero rimasti solo “compagni di università” e quelli che sarebbero diventati “amici”. O forse è un caso. Ma il gruppo di persone con cui mi vedo e mi sento ancora oggi, contando anche un paio di defezioni geografiche (un amico greco trapiantato a Boston e un genovese accasato a Berlino), guarda un po’, era la gente degli hamburger.

Come ogni bar, anche il nostro aveva i suoi personaggi caratteristici. A pranzo c’erano solo studenti ma se ci capitavi per un caffè pomeridiano si rivelava un autentico ritrovo di vecchietti da bicchierino di porto. Tra questi il più tipico era un signore sulla cinquantina coi baffi, simpatico, dall’aria burbera ma segretamente gentile, che millantava – forse in buona fede, ma inverosimilmente – di aver avuto una cattedra di lingua italiana in Inghilterra.

Oggi dopo anni mi sono trovata in quella zona all’ora di pranzo, e ho deciso di paninare. Le differenze tipo vignetta “quasi tutto come allora” della settimana enigmistica spiccavano già dal dehors: niet studenti. Niet. Vecchietti col porto già a mezzodì.

Niet cartellone coi panini. Niet.

Niet ragazzotti tenutari. Niet.

Si avvicina qualcuno per chiedermi cosa mangio.

Ed è lui. L’etilista cinquantenne forse ex professore. Lo shock è talmente intenso che non riesco nemmeno a fare la domanda di rito: “avete cambiato gestione?”.

Mi sembra che l’ordine delle cose sia stato sovvertito spaventosamente. Lui era il personaggio tipo. Non può essere anche il proprietario. Sarebbe come se Danny Zucco (v. note precedenti) mi servisse il caffè. Credo che dopotutto i Maya avessero ragione, su l’altranno. 

L’ordine sovvertito delle cose.

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