Sara Boero

Grandi conversatori di questo secolo.

Il mio bisogno di caffeina alle ore più strane mi ha recentemente riportata nel bar dell’altro blog. Quello delle slot machine e dei massimi sistemi, per capirsi. Quello popolato da napoletani sulla sessantina e muratori albanesi (tutti marchesi dalle maniere squisite, sia detto senza ironia, se paragonati agli studenti di lettere e ai milanesi in trasferta a Santa Margherita).

Danny Zucco, in inedita versione estiva (rasato e camicia a quadrettini, addio giacca di pelle), era ben contento di vedermi, al punto da fare un fiacco tentativo di offrirmi il caffè e piazzarsi nella panchetta accanto alla mia, fulminando in mezz’ora una fabbrica di sigarette. Specifica: ho detto “ben contento”, ma il magistrale personaggio di cui sopra in realtà manifesta la sua smisurata felicità con una specie di sorriso che sembra la smorfia tipica di chi sta per scoppiare in lacrime ma se le tiene.

C’erano un paio di new entry – che in realtà sono abituée, ma non le avevo mai messe a fuoco. Due ragazze italiane della mia età circa, vistosamente sfondate, attaccate alla Corona Num.X e intente a fingersi interessanti occhieggiando tutti i qualificati cromosomi maschili della sala.

Danny zucco mi informa: “sono sempre qua”. Poi sbuffa e fa una faccia eloquente, se avesse padronanza della lingua concluderebbe con “ste due ciccione laide e affamate” ma ci capiamo comunque. La conversazione del mio amico è singhiozzante, se così si può dire, ma degna di un gigantesco caratterista: minuti e minuti di silenzio, di tanto in tanto uno sguardo sarcastico, e parole solo col colino. “Non vanno mai a lavorare”, osserva censorio.

Le due ragazze sono uno spettacolo deprimente. Sapete quelle persone tragiche con la vita scritta in faccia, una vita che non è un gran bello spettacolo. La più imbarazzante si finge leggermente ubriaca e indossa una maglietta leopardata generosamente scollata sulle tette più flosce che mi siano mai capitate davanti.

No, le più flosce no. Le numero due. La posizione numero uno è occupata da una tizia che ho conosciuto una sera, che sembrava fosse andata da uno speciale parrucchiere per tette e avesse chiesto “riga in mezzo, per favore”. Avrebbe potuto grattarsi le orecchie, con quelle cose.

Danny Zucco sfoglia il mio libro e chiede “Bu-ko-wski… per la scuola?”. Io faccio sì sì con la testa. Non accetta altre risposte: ho già avuto modo di notare che i libri nell’universo concettuale del bar si dividono in due categorie, lo studio e i manuali per smettere di fumare. E di sicuro Bukowski non fa smettere di fumare.

E poi decido di tornare a casa.



Grandi conversatori di questo secolo.

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