Sara Boero

Donare il sangue a tempo perso.

Ho un pettine nuovo di plastica bianca e un vestito bellissimo che mi ha portato mia madre dalla Spagna. Quantomeno, io lo trovo bellissimo, ma ci vuole un certo cervello per capirlo.
Tolti i beni materiali – che hanno la loro importanza – oggi sono abbastanza scoglionata.
E visto che lo scopo principale di un blog è comunicare il tuo scoglionamento con un sottile vedo-non-vedo delle concause, mi metto in coda e vi lascio immaginare.

Il mio problema capitale (e non solo mio credo) è che non potendo vivere di fatti vivo di chiavi di lettura. Ogni cosa acquista una sua dignità razionale, se guardata con gli occhi giusti, e per le interpretazioni alla-luce-di ho un vero e proprio talento.

Veniamo all’aspetto frustrante: il mio atteggiamento buonista, giustificazionista, revisionista, razionalista, diplomatico e relativista ha fatto sì che io non mi senta una persona da un bel po’ di tempo.
“Persona” è un concetto abusato. Diciamocelo, chiamiamo le cose col loro nome, “persona” è una parola forte per chiunque. Presuppone il possesso di un’anima in condizioni perlomeno decenti. Non farei fatica a chiamare “persona” un sacco di animali che conosco, ma con gli uomini sbilanciarsi fino a quel punto è un campo minato.
Sudo freddo se mi metto a contare le persone che conosco. Siete pochi, e mica tutti buoni.

A furia di interpretare, ho più o meno smesso di essere una persona e sono diventata uno specchio deformante, di quelli per i ciccioni al Luna Park. Se pesate 40 chili e siete mai stati al Luna Park con un’amica cicciona sapete cosa intendo. Quel momento di breve illusione, all’uscita del percorso con i getti d’aria, in cui la vostra amica si riflette nello specchio dimagrante e voi vi spostate discretamente per far spazio al suo sguardo illuminato. Uno sguardo che dice: “questo sì che mi rende giustizia. Ho sempre saputo di essere una figa”.

Io sono quello specchio. Sono Adobe Photoshop. Sono lo strumento che vi spiana le rughe e vi cancella i brufoli, spargendo un generoso strato di abbronzatura. Fotoritocco la realtà a vostro uso e consumo, spacciandomi semplicemente per una persona molto precisa.

E questo è solo uno di quei gesti d’amore che spezzano il cuore a chi li compie ma non a chi li riceve. Avete mai letto la storia di Wilde dell’usignolo morto invano per tingere una rosa?
Per fortuna quello è troppo anche per me. Le rose del cazzo ve le tenete bianche: il regolamento dell’AVIS dice chiaramente che sotto i 45 kl non puoi donare sangue.

Donare il sangue a tempo perso.

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