Sara Boero

I cani mordono, i gatti graffiano.

Chiunque abbia avuto un animale domestico sa di cosa sto parlando.

Sono dei gran bastardi. Non importa da che parte li giri. Puoi amare gli animali quanto vuoi, ma restano dei gran bastardi. Verrà il giorno in cui ti faranno malissimo, involontariamente nella maggior parte dei casi, certo, ma parlo di male fisico. Cose brutte.

Ho avuto per 11 anni un gatto nero, una bestia di sei chili con gli occhi come fari, cattiva come l’aglio. Aveva dato un’interpretazione tutta sua alla nostra convivenza, convincendosi di essere mio marito. Un giorno ha deliberatamente assalito il mio fidanzato di allora, soffiando, con tutto il pelo gonfio. Un vero maschio italico in eccesso di gelosia terrona. Non vorrei essere fraintesa, volevo bene a Noir. Gli volevo bene più che alla maggior parte degli esseri umani nella mia cerchia di amicizie. Era solo un rapporto molto confuso, pieno di fraintendimenti.

Noir era sensibile sotto sotto. So bene che è la cazzata che dicono tutte le ragazze del proprio amico del cuore, specialmente se l’amico del cuore è realmente un bastardo. Ma so anche di cosa sto parlando. Era protettivo, discreto, molto dolce se percepiva tristezza. Mi leccava le lacrime in senso letterale. Non so voi ma non ho mai trovato un fidanzato così in gamba.
Il problema con Noir è che per tutto il resto del tempo, il tempo in cui non dormiva e non palesava la sua delicata sensibilità di artista, era un figlio di buona donna se ce n’è uno. Distruggeva mobili, faceva di proposito rumori molesti in piena notte, staccava via le rifiniture dalle porte per il puro gusto di far scappare di testa mia madre. Si appostava negli angoli bui della casa per saltare fuori all’improvviso e farti cagare addosso dalla paura. Ti fissava con insistenza mentre eri al cesso. Adorava massacrarti facendo la lotta: aveva artigli lunghi e spessi con cui si arpionava alle tue caviglie, scalciando come un pazzo, te lo portavi in giro per la casa urlando come una ciabattona di pelo. Lasciava lunghi e profondi solchi sulle gambe. Era insomma un gran rompicoglioni, un gatto impegnativo.

Eccolo:

La Tea, al contrario, come sapete non ha una personalità altrettanto importante. Potremmo generalizzare a “non ha una personalità”. Le piace stare in braccio in qualunque posizione e farsi grattare, punto. 
Raramente, se la istighi a giocare, tira qualche zampata di cortesia correndo a nascondersi appena ti giri. Non è il suo sballo fare la lotta. Faticare. Eccetera. 
Ecco questo animale, questo inutile animale rosa e batuffoloso di tre chili e mezzo scarsi, questo piumino da cipria senza spina dorsale, flatulento e dalla salute cagionevole ieri mi ha quasi mandata all’ospedale.
Eravamo sul letto e lei mi mordicchiava la mano con scarsa convinzione, stringendo tra le zampine flosce il mio polso. Ad un certo punto ha semplicemente chiuso delicatamente la presa per fare il pane, sapete?
Mi ha beccato la vena.

Una scena da non credere. C’era questo piccolo buchino sul mio polso, e da questo piccolo buchino, splaaaash. Ha iniziato a colarmi sangue in quantità tarantiniane. Emorragia totale.
Corro in bagno, metto la mano sotto l’acqua gelida, mi strofino con cubetti di ghiaccio, disinfetto, niente, continua a colare. Schiaccio col cotone. Butto batuffoli zuppi su batuffoli zuppi. Faccio fuori mezza confezione di cotone in pratica. Alla fine il sangue si blocca, bendo tutto bello stretto con la garza.
Stamattina ho un ematoma poco più grande di una moneta da due euro, color blu-viola, e un buchino in mezzo stile tossicodipendenza.
Vedere per credere:

Questo episodio ci insegna una lezione importantissima, solo che non saprei dire quale.

Per la cronaca, io e la Tea ci vogliamo bene comunque:


I cani mordono, i gatti graffiano.

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