Sara Boero

Due ore e quaranta della mia vita.

Gli antichi fasti.Il procione Meeko è piuttosto incazzato. Sostiene che la sua parte sia stata tagliata senza motivo dal remake di “Pocahontas” ed è deciso a fare causa a Cameron.

Stamattina mi ha citofonato alle sei con un fascicolo di carte sottobraccio. Era già ubriaco fradicio. Dopo “Pocahontas: viaggio nel nuovo mondo” (il sequel) era riuscito a smettere con la coca. Appena uscito dalla rehab in Florida ha incominciato a bere. E’ grasso, gonfio e cadente. Possibile che ci siano dei validi motivi, se Cameron non ha confermato la sua parte in “Avatar”.

Meeko è venuto da me perché sta cercando qualcuno con cui dividere le spese legali. E’ un grande fan de “Il sogno di Pandora”, il mio ultimo libro, e sta cercando di imbarcarmi che Cameron mi ha plagiata. Ecco gli elementi comuni da lui individuati: la mia protagonista è su una sedia a rotelle e evade dalla realtà attraverso il sogno. Il protagonista di avatar, idem. La mia protagonista si chiama Pandora. Il pianeta su cui è ambientato il film, idem. Fine.

Credo sia un po’poco. L’ho detto a Meeko. Lui ha sbottato: “Ok, non c’entrano una sega il tuo libro e il suo film, ma fallo per le due ore e quaranta di vita che hai perso!”, urla fissandomi con i suoi occhi velati e gialli da procione alcolizzato. Mi alita in faccia macabre zaffate di vino scadente. Gli offro da bere e cerco di calmarlo: “ehi, Meeko, ragazzo, pensa alla carriera. Ok, i soldi, ma pensa che mosca nera sarebbe stata sul tuo profilo IMDB quella parte… Mi immagino già la copertina di Ciak: Anche Meeko si svende nel baraccone di Cameron – è questo che volevi? Cazzo, tu hai fatto teatro, sei un fottuto Vittorio Gassman!”. Teatro… beh… ha fatto il musical di Pocahontas. Di livello comunque superiore ad “Avatar”, questo lo penso davvero.

Lui alla parola “teatro” comincia a singhiozzare, probabilmente portato via dal ricordo degli antichi fasti. Gli batto pacche incoraggianti sulla spalla: “avrai un rilancio in grande stile, baby. Guarda Robert D. Junior. Era nelle tue condizioni. Un paio di titoli azzeccati e via, è il nuovo idolo delle ragazzine…”. Meeko urla con voce strozzata qualcosa a proposito del fatto che la parte in “Iron Man” doveva essere sua, e poi ripete a macchina: “fottuto Robert Downey si fotta fanculo fottuto”. L’ho riportato in argomento sperando di distrarlo: “come tutti i remake, fa cagare rispetto all’originale, comunque”. Alza gli occhi e chiede: “lo pensi veramente?”. “Certo amico, certo! Quello di Disney era un film sociale, sai, di denuncia, non solo un’accozzaglia di luoghi comuni… e poi vuoi mettere il coraggio di non mettere un happy ending? Cameron non ha avuto le stesse palle di Walt Disney. Dai. Gli animaletti che salvano tutti Disney li ha abbandonati da Biancaneve…”.


Alla fine non ho il coraggio di dirgli che a me due cose di “Avatar” sono piaciute. Provo un po’ di imbarazzo nel confessarlo ma è così. Allora, mi sono piaciuti gli occhialetti. Sembrano Ray Ban taroccati. Credo che chi li ha progettati sia un grande maestro contemporaneo di stile e design, molto molto frustrato.
La seconda cosa che mi è piaciuta: i denti. I protagonisti, anche gli alieni, hanno tutti dei denti sanissimi e bellissimi. Molto realistici. Finalmente gli scienziati della computer grafica hanno compreso che la riga bianca sotto il labbro superiore non era verosimile. Bravi, bei denti.

Poi in realtà ho una sola critica al film, stringi stringi. E cioè che credo ci sia stata una cattiva gestione delle risorse artistiche. Voglio dire: già che sei lì che spendi uno sbulacco di soldi, procurati anche uno sceneggiatore se capita.

Due ore e quaranta della mia vita.

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