4-5 settembre a Venezia 71

Riprendendo da dove ci eravamo interrotti: Macbeth di Polanski mi è piaciuto molto, anche se lo stesso non posso dire di Cymbeline. In sala era presente Milla Jovovich (incintissima, anche se me ne sono accorta dopo) che è bellacomeilsole anche dal vivo.
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La vera sorpresa della serata del 3 è stata La trattativa di Sabina Guzzanti: mi spiace molto che non sia in concorso, probabilmente è il lavoro migliore che ho visto quest’anno. È un documentario sulle trattative tra stato e mafia nei primi anni novanta, veramente ben fatto, ben dosato, chiaro, informativo. Uscirete dal cinema incazzati.
Mi sono buscata il raffreddore classico da Lido, dopo una settimana di sbalzi da gelo a torrido e da aria condizionata a cappa di umido. Mi sento la colla nel naso. E ora che vi ho informati di questo dettaglio disgustoso, andiamo avanti con ciò che è accaduto il 4 settembre. Al pomeriggio non sono riuscita a entrare in sala grande perché c’è stato un allarme bomba: non ho ancora ben chiaro cosa sia successo ma hanno evacuato tutto, la proiezione era in ritardo di quaranta minuti e me ne sono andata a bere a sbafo sulla terrazza dell’Excelsior, per finire le mie interviste.
La sera abbiamo visto Burying the Ex di Joe Dante e non serve neanche che vi dica quanto ci sia piaciuto mille volte al cubo: ho aspettato per tutto il festival l’equivalente di una “proiezione di mezzanotte” delle scorse edizioni e finalmente è accaduto. Evviva le commedie romantiche con gli zombie, da sempre e per sempre.
La sera io e le ragazze siamo state testimoni di siparietti adorabili, al bar dell’Excelsior, tra Tim Roth e Willem Dafoe. Vedete perché mi piace stare al festival. Vai al bar e trovi una strana coppia del genere che se la suona e se la canta.
E sono anche riuscita a incrociare il mio amico Youtuber Emanuele: abbiamo fatto insieme questo vlog del daily. Tutti i video sulla mostra sono nella playlist “cinema” del mio canale.
Oggi mi sono svegliata che ero ancora un simpatico crogiolo di muco e ho provato a entrare al film di James Franco. Che quest’anno ha pensato bene di presentarsi al festival rasato e con due teste tatuate sul cranio.
Evidentemente questa scelta estrema gli ha portato un certo seguito perché non c’è stato modo di entrare alla prima: recupereremo il film questa sera in sala Volpi. Sal mi aveva fatto schifo ma Child of God mi era piaciuto molto: spero che come regista sia in crescita e non in picchiata.
Ho visto The Postman’s white Nights, che non aveva riscosso molto successo ieri tra le mie amiche ma a che a me personalmente non è dispiaciuto: ho visto di peggio negli ultimi giorni. Parla di un postino in una zona sperduta della Russia, è a metà tra la fiction e il documentario.
Sono in piena malinconia da fine festival: domani ci sono i leoni e poi tutti a casa. Sarà una partenza triste, come ogni anno.

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