30 agosto – Venezia 71

Orrore e raccapriccio a Venezia ieri sera, alla prima di She’s funny that way. Non per il film, che era una commedia degli equivoci, divertente e molto carina. Ma per quello che è successo dopo. È la sesta o settima edizione del festival a cui partecipo, manco me lo ricordo, ma non avevo mai visto una scena del genere. Piccolo cappello introduttivo per chi non è mai stato qui: al di là della botta de culo di beccarli in giro, ci sono due o tre occasioni “fisse” in cui è possibile incontrare le star e i registi. Chi non ha biglietti o accrediti si apposta sul red carpet o all’uscita delle conferenze stampa sperando in un autografo, chi entra in sala, semplicemente, incontra gli artisti in sala e all’uscita. In genere è un bel momento. Basta avere qualche minuto di pazienza ed è possibile, con tutta calma, scambiare due parole sul film o scattare una foto o fare un complimento, mentre il regista e gli attori escono dalla sala.
Però con un certo aplomb, perilcielo. Voglio dire: è una prima mondiale. È un evento culturale importante a livello internazionale. È un ambiente elegante, decoroso. Gli schiamazzi, per chi ci prova qualche misterioso gusto, si fanno sul red carpet, non in sala. Ieri sera all’uscita del film Owen Wilson è stato letteralmente circondato da quella che, non mi viene una definizione migliore, sembrava un’orda di zombie. Giustamente, è stato tirato in macchina dalla sicurezza. Ci sono rimasta male.
Negli anni scorsi non mi era mai capitato di vedere atteggiamenti del genere in sala: mi sembrava che la gente si approcciasse al cast timidamente, in ordine e con educazione. Non so da cosa dipenda questo cambiamento di rotta. Una mia amica ha ipotizzato che sia per la moda di merda del selfie: se qualcuno vuole farsi una foto deve chiedere. Se qualcuno vuole farsi un selfie si fionda e basta. Non ne ho idea. So solo che mi ha dato fastidio, non so se ho reso il momento ma mi sono sentita in imbarazzo. Siete un branco di pecore senza cervello, sappiatelo. Come cazzo si fa a inchiodare una persona a un muro? Come ragionate? Non passa per la testa a nessuno che sono esseri umani e non cartonati di sfondo al vostro selfie di merda?
Scusate le sfogo. Ieri avrei picchiato metà sala. Cafoni bastardi. Vi odio.
Tornando al festival: io adoro la gestione Barbera. Di cuore. Tanto quanto detestavo Muller, almeno. L’unica cosa che ho visto funzionare male in questi anni è il sistema di prenotazione. L’applicazione per la prenotazione per il giorno successivo si blocca spesso, costringendoti a levatacce all’alba per prendere i tre posti rimasti in biglietteria il mattino del giorno della proiezione. Praticamente una guerra all’ultima sveglia tra gli accreditati che stanno al Lido. Ammetto con un certo orgoglio di averli bruciati tutti stamattina, arrivando per prima, alle sei e mezza, e godendomi una gloriosa alba sul mare. Poi ho dormito due ore perdendo il film delle undici, ma questa è un’altra storia, no?
Sono riuscita a vedere Pacino entrare in conferenza stampa e sono felice: oggi presenta due film, uno alle cinque e uno alle dieci. Ho i biglietti per entrambi. Grazie alla sveglia più veloce del West. E credo di avergli scattato la foto peggiore della sua carriera, vedere per credere.

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Manglehorn, il suo primo film presentato, si regge interamente sulla sua interpretazione perché il tema non è dei più originali: un uomo non riesce a vivere pienamente la sua vita perché troppo legato al ricordo di un amore perduto. Quindi si chiude a riccio, non instaura rapporti profondi con le persone eccetera. Nel corso del film farà un percorso per migliorarsi, blablabla. Praticamente la copia carbone della recente filmografia di Jack Nicholson.
Devo ancora vedere quello serale: domani vi saprò dire. Per ora posso comunicarvi solo, e con un certo disappunto, che all’uscita dalla sala si è ripetuta la stessa scena orribile di ieri sera. Odio la razza umana.

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