Non chiedermi la recensione

Da quando sono più attiva su Youtube (soprattutto per quanto riguarda i libri) mi è capita una roba strana e un po’ imbarazzante. Ho ricevuto diverse mail di scrittori (mai visti e conosciuti nella vita reale né sui social) interessati a “farsi recensire” sul mio vlog e a mandarmi il proprio libro in lettura. C’è un equivoco di fondo, e ho pensato di preparare un post per chiarire la mia posizione in merito.

Libri

NO. Ecco, no, non fatelo. Vi prego. Mi mettete solo in grande imbarazzo. È vero che sul Tubo parlo di libri, spesso anche di libri nuovi o di autori ancora poco noti, ma si tratta sempre di libri che io ho SCELTO. Liberamente. In libreria. Nessuno degli autori di cui ho parlato mi ha mai chiesto di fargli/le pubblicità, e lo avrei trovato anormale, a maggior ragione se nemmeno lo conosco.  Mi sembra anche più onesto nei confronti di chi segue i video e il blog – perché è ovvio, non diciamoci cavolate: se mandate il vostro libro a qualcuno è perché volete che ne parli BENE, non che dia un proprio parere oggettivo.

Non è neanche la procedura corretta. Se avete pubblicato un libro, vuol dire che alle vostre spalle c’è una casa editrice. Se la casa editrice fa bene il suo lavoro, avrà già una mailing list di giornalisti e blogger a cui mandare caso per caso le proprie novità editoriali. Mi è capitato di ricevere novità dal catalogo di alcune case editrici, quando tenevo una rubrica di libri in un programma televisivo lo scorso anno. A volte ne ho parlato, a volte no, è una prassi totalmente diversa, perfettamente normale e molto meno “personale”. La casa editrice sa benissimo che non parlerai di tutte le novità del mese, magari di nessuna, magari tra un mese di quella che ti è piaciuta di più, e di certo non se la prende a male. Se una casa editrice mi manda dei nuovi titoli mi sento liberissima di parlarne o non parlarne, se a farlo è l’autore mi mette in grave imbarazzo. Tipo: mi sento obbligata a parlarne/a parlarne bene. Non voglio che succeda, quindi non fatelo mai più, ecco.

Con questo non voglio dire “non segnalatemi il vostro libro”, ci mancherebbe, segnalatemelo liberamente. Se mi incuriosisce lo comprerò, perché i libri li compro volentieri.

Scrivo questo blog perché ho praticamente una cartella su Outlook della serie “non so che cavolo risponderti”, anzi colgo l’occasione per scusarmi con tutti gli autori a cui ancora non ho risposto. Ma non è il modo in cui faccio le cose: sul blog e in video cerco di essere più onesta possibile, riguardo alle mie opinioni, e questa “onestà intellettuale” non prevede le recensioni su richiesta. Non vuol dire che del vostro libro non me ne frega niente. Ma casomai preferisco comprarmelo senza dirvi nulla, e poi parlarne.

Vi lascio, a questo proposito, la videorecensione dell’ultimo romanzo di un interessantissimo autore padovano. Almeno sapete di poterla vedere con fiducia, perché dico davvero quello che penso, senza “input” esterni.

5 Replies to “Non chiedermi la recensione”

  1. In realtà non vedo una grande differenza tra gli invii delle case editrici e quelle degli autori: se autopubblicati, stanno svolgendo esattamente la stessa operazione pubblicitaria.
    A patto, ovviamente, che l’autore non lo consideri un obbligo (“ti ho mandato il mio libro, quindi *devi* leggerlo e parlarne”)!

    1. “Se autopubblicati”, sicuramente: spetta a loro il lavoro che spetterebbe alla casa editrice, e sta a chi riceve il libro accettare o meno. Non l’ho neanche specificato nel post, ma ho dato per scontato che si trattasse di autori editi da casa editrici (grandi o piccole).

  2. Ciao Sara, mi chiamo Pino Santopietro…i libri sono il mio paradiso, in qualsiasi libreria è come un luogo di meditazione…e non mancano carta e penna per scrivere pensieri al colo…il pensiero è il mio tappeto volante…ho partecipato ad concorso con una poesia (poetipoesia.com – casa editrice SENTIRE)…è piaciuta…controproposta, ne vogliono altre sette per progetto cartaceo+ebook+cd+video su YouTube+vendita su amazom e fiere varie…per 250 euro anticipati e poi dopo 2/4 mesi vedo materialmente il progetto…CHE SENSAZIONI HAI DI TUTTO CIÒ?…ivivapepo@libero.it per la risposta e consigli ben accetti…Grazie in anticipo, complimenti…un giorno ti racconterò una storia che mi è capitata…sarah…

    1. Ciao Pino, piacere! Purtroppo quello della poesia, come saprai, è un mercato difficilissimo e non mi stupisce che ti abbiano chiesto un contributo spese (in questo caso anche molto meno esoso della “media” per le raccolte poetiche). Fossi in te però ci penserei bene. Ha senso investire sulla propria opera quando si sa di poter avere un ritorno economico. Da dove deriverebbe, in questo caso, il tuo ritorno economico? (Cioè il recupero di quei 250 euro + un margine di guadagno?). Sei sicuro che le vendite lo copriranno? Sto facendo questo discorso non per fare conti in tasca su diritti e prezzi di copertina, ma per allargare il concetto all’idea generale di “confinanziamento”. Spesso piccole case editrici in difficoltà economica chiedono contributi agli esordienti, specialmente per quanto riguarda la poesia, e l’idea di “investire sulla propria opera” ci può anche stare (in certi casi, soprattutto se si ha già un seguito che permetterà di rientrare nella spesa). Ma solo se l’investimento ha un senso e ritieni che ci siano buone possibilità di rifarti. Solo per la “soddisfazione” non c’è motivo di farlo: la soddisfazione è scrivere e trovare, magari anche attraverso dei blog, dei lettori che le apprezzino 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *