La scienza che risponde, la scienza che non risponde

Ieri ho pubblicato questo video:

Guardatelo così non vi racconto tutto di nuovo: parla di un racconto di Lovecraft del 1927, che prefigura in modo molto preciso un disastro atomico, anche se all’epoca di disastri atomici non si aveva ancora esperienza. Incuriosita ho girato la domanda sul web, chiedendo da dove potesse aver tratto ispirazione. E specificando che, cercando per conto mio, avevo trovato solo studi sulla radioattività mooolto embrionali (quelli di fine ‘800, primi del ‘900 sul radio ecc.), che di sicuro non bastavano per offrirgli uno spunto così dettagliato. Ho inviato il video ad alcune pagine Facebook che si occupano di scienza e ad amici fisici/chimici.

Prendiamo prima le persone che hanno risposto davvero alla mia domanda, e che ringrazio: su Facebook, un fisico mi ha indicato uno studio del 1927 di Hermann Joseph Muller sulle mutazioni possibili in presenza di radiazioni. Non l’ho trovato integrale su internet, se qualcuno lo possiede me lo linki. Dalle indicazioni racimolate mi sembra di capire che fosse un primissimo studio sulle mutazioni, ancora nelle fasi iniziali. Di sicuro non basta a motivare tutto quello che Lovecraft descrive minuziosamente, ma è un ottimo primo spunto a cui potrebbe essersi ispirato. Molto interessante anche il link che mi ha mandato Città della Scienza, a un blog in inglese che parla proprio dello stesso racconto che cito nel video. Il blog indica delle fonti su studi sulla radioattività contemporanei a Lovecraft, ma conclude dicendo che in effetti il materiale a sua disposizione all’epoca era “troppo poco” per giustificare una conoscenza del genere, e che si tratta di un intrigante caso letterario in cui il significato di un racconto è “cambiato” nel tempo. In questo caso, da fantascienza a “profezia” di un disastro reale. Ringrazio anche la pagina di OggiScienza, che ha condiviso con me un ragionamento interessante sia per quanto riguarda l’approccio di Lovecraft alle fonti scientifiche che riflettendo su possibili interpretazioni “a posteriori” diverse sullo stesso racconto (ad esempio, la guerra batteriologica). Mi è arrivato un contributo molto importante anche dal NecronomiCon Providence, il maggiore ciclo di convegni biennale su Lovecraft: pare che lo stesso argomento sia stato trattato in un ciclo di relazioni lo scorso autunno, e che siano emerse delle corrispondenze tra le descrizioni presenti nel racconto e il caso delle Radium Girls. Infine, mi hanno risposto anche dei privati, studiosi e bibliotecari molto gentili, incuriositi, per offrirsi di fare una ricerca bibliografica sugli esperimenti dell’epoca.

E poi. E poi ci sono tutti gli altri 🙂 quelli che si sono limitati a sciorinare altri dieci o venti casi di narrativa fantascientifica “avanti” rispetto ai tempi, e a spiegarmi che “uno scrittore può immaginare cose che non esistono ancora e azzeccarci”. Ringrazio tutti loro per la “fiducia”. Sono una lettrice appassionata e per lavoro scrivo: mi sono fatta, nel mio piccolo, un’idea di come funziona il processo creativo. Se faccio un video e dico “questo racconto per me non può essere stato scritto da qualcuno che non conosceva bene gli effetti su larga scala delle radiazioni”, è perché lo penso davvero. Posso sicuramente sbagliarmi, ma prima di sostenere che non è così, in generale, consiglierei di leggerlo ;). Secondo: no, alle “coincidenze” non ci credo, perché uno scrittore non “inventa” nulla. Assembla situazioni reali in maniera fantasiosa. E l’elemento “creativo”, nel racconto di Lovecraft, per quello che sento io è l’alieno. L’elemento reale è il fallout radioattivo. E da qualche parte le informazioni che gli servivano deve averle trovate, o almeno elaborate, negarlo dopo aver letto il racconto vuol dire prenderci in giro.

Vi lascio con una foto ricordo, e colgo anche l’occasione per ringraziare, visto che qui non l’ho ancora fatto, le Biblioteche Colli del Metauro per avermi invitata nell’ambito di questo progetto a parlare a ragazzi e adulti nelle Marche a fine gennaio. Mi sono divertita tantissimo, e, visto che siamo in tema scientifico: i souvenir che ho comprato alla città della scienza hanno avuto un grande successo ;). Grazie ancora!

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5 Replies to “La scienza che risponde, la scienza che non risponde”

    1. Infatti, sto scoprendo cose molto interessanti anche sugli avvelenamenti da radio in quegli anni di cui non sapevo nulla! Ora aggiorno il post per aggiungerle all’elenco delle fonti…

  1. Il caso dei coniugi Curie, soprattutto la moglie, e di altri stati a contatto con radiazioni ionizzanti, era noto, ed erano morte centinaia di ragazze che verniciavano tubi fluorescenti e preparavano insegne per negozi, dovettero sospendere le lavorazioni. di un uso bellico si parlò sin dagli inizi della scoperta della radioattività, ma era considerato inutile pensarci, sembrava non abbastanza energetica e costosa. era stato previsto dai russi l’uso di missili fin dagli anni 1895..1911 , ci aggiorniamo

  2. Non saprei dare una risposta certa, sicuramente Lovecraft era attentissimo e sempre molto documentato e aggiornato sulle novità scientifiche, quindi non mi stupirebbe il fatto che avesse letto notizie sui nascenti studi sulla radioattività. Una mano ce la potrebbe dare il libro “Lovecraft’s Library: A Catalogue”, edito dalla Hippocampus Press, che riporta l’elenco completo della biblioteca del Nostro. Purtroppo, però, non ho ancora questo volume.

  3. Per scrivere “Il Colore venuto dallo Spazio” Lovecraft si è ispirato ad un accadimento (la caduta di un meteorite) descritto nel LIBRO DEI DANNATI di Charles Fort, che gli fu prestato in lettura dal suo amico e corrispondente Donald Wandrei.

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