Amore gay e postumi da San Valentino

La verità è che non ho nulla contro le così dette “feste commerciali” di per sé. Si veda questo video dello scorso anno. Finisce solo che mi provocano un po’ di disagio. Il Natale perché ci si ingozza come porci orwelliani, la festa della donna perché c’è sempre chi tira fuori l’argomento della violenza contro le donne come se fosse un caso a parte rispetto alla violenza in generale, e San Valentino perché mi sento in imbarazzo.

In imbarazzo (quando sono impegnata) prima di tutto nei confronti dei single, che per un giorno indossano il cappello degli emarginati sociali. E sempre nei confronti delle coppie omosessuali. Non so. Mi viene spontaneo. Abbiamo una bella faccia tosta a festeggiare gli innamorati in un Paese in cui ci sono persone il cui amore non viene tutelato in nessun modo, anzi. Non parlo solo di diritti di famiglia, che ovviamente dovrebbero essere la base della civiltà. Parlo anche di vita quotidiana. Ho amici gay, che convivono regolarmente da anni con il proprio compagno o la propria compagna,  e che sul lavoro si trovano costantemente in imbarazzo quando si tratta di rispondere alla domanda “sei fidanzato/a”.  Non è un “problema loro”: è indiscutibile il fatto che ancora nel 2014 in certi ambiti lavorativi l’orientamento sessuale di una persona possa essere considerato un “difetto” (per esempio per le professioni legate all’insegnamento, alla sanità, ai servizi), e quindi “danneggiarti”. E non venitemi a raccontare che tanto è “vita privata”: vi sfido a trovare qualcuno che durante un colloquio di lavoro non sia stato interrogato sulla sua situazione familiare. Specialmente noi donne (per inciso, se io a un colloquio vado a dire che convivo col mio compagno col kappa che qualcuno mi assume a tempo indeterminato: sono “a rischio maternità”, anche se non ho la minima intenzione di farmi ingravidare nei prossimi anni).

Insomma, auguri a tutti gli innamorati, ok, ma specialmente a quelli che non hanno diritti. A loro un pensiero speciale: tenete duro.

Ah, scusate se in un paio di momenti l’audio va totalmente fuori sincrono. Non so cosa sia successo mentre esportavo il file montato, ed era troppo tardi per rifarlo da capo, volendo pubblicare il video a San Valentino. Mi è stato detto da due persone che l’effetto ricorda molto Ghezzi su Raitre. Top.

7 Replies to “Amore gay e postumi da San Valentino”

  1. Nn basterebbero righe per elogiare ogni essere umano che abbia un anima bella. Ma non concordo su adozioni di bimbi a persone lesbiche e omosessuali. Un bimbo/a che sia deve avere punì di riferimenti ben precisi. E questo per me esclude a priori coppie di ugual sesso.

    1. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che un bambino debba avere dei punti di riferimento ben precisi: due persone generose, che si amino, che lo amino, che siano disposte a trattarlo come il regalo più bello e importante ricevuto dalla vita e a crescerlo nel rispetto per se stesso e per gli altri, nella fiducia, e nei valori migliori. Non vedo in alcun modo come l’elenco di tutte queste belle cose possa escludere due persone dello stesso sesso 🙂

      1. Non esclude due persone dello stesso sesso. Semplicemente il mio pensiero non le rende idonee. La figura materna non deve essere sostituita da quella maschile per un bimbo e viceversa solo per onore di una visione larga di un rapporto. Un bimbo deve avere due figure di sesso opposto se crescendo poi deciderà di divenire etero gay o altro starà a lui. Ps. Un maschio non potrà mai spiegare bene cos’è un ciclo mestruale ad una bimba come può una donna/mamma solo può fare vivendolo essa anche. Ho portato a limite un pensiero perché possa farti capire dove c’è un limite a tutto. See you

        1. Questo ragionamento, il ritenere per esempio (legittimo) che un babbo non possa spiegare il ciclo a una bimba, ci porta però su un terreno abbastanza pericoloso. Perché significherebbe che un padre vedovo, ad esempio, o separato, non è in grado di crescere bene una figlia. Non penso che entrambi i sessi siano indispensabili, considerando l’ottimo lavoro educativo fatto da tanti padri e madri “soli” per disgrazia o per scelta, che sono comunque riusciti a formare individui completi, sani e felici. Stesso discorso per le ragazze madri.
          Sul “decidere di divenire etero o gay”… ti devo contraddire 😉 non è mai una “scelta”. Si è così e basta. Non puoi scegliere di avere gli occhi azzurri, se sei nato con gli occhi neri, e non sei mai libero di decidere un orientamento sessuale che la natura ti ha dato. Tra l’altro, oltre a non sapersi quanto l’omosessualità derivi da fattori ambientali, o genetici, o di processi chimici nel corso della gravidanza, non c’è nessun risultato scientifico a supporto della tesi che figli cresciuti da coppie gay all’estero diventino “più gay” degli altri. Non è comunque da considerarsi un’ipotesi realistica…
          A presto!

          1. Sara, in tutte le cose c’è un limite e io in questo vi vedo le adozioni. Un figlio/a cresciuto/a senza madre per vari motivi avrà avuto altre figure femminili da piccole zia nonna madre di lui etc etc e se non ne ha avute ed è cresciuta bene ciò non significa che tutte siano cresciute bene. La figura materna per quanto la si voglia sminuire ha un suo peso che un MAMMO non potrà dargli mai. Geneticamente essere umano è stato creato con due sessi per potersi riprodurre c’è un motivo per cui la natura, e non io abbia scelto per essere umano due sessi? Credo di si il resto sono larghe vedute. Notte e a presto.

  2. Perché, un figlio cresciuto da una coppia gay non avrà “altre figure femminili” di riferimento :)? Giovanni, a livello razionale/dialogico io credo che la faccenda della adozioni sia inoppugnabile e inattaccabile. Se poi hai altri motivi di ordine morale/religioso/personale per non essere d’accordo quello è un altro discorso. Ma per quanto si parli di questo argomento, ci sono troppe evidenze positive per essere contrari, se si ragiona in termini semplicemente razionali e famigliari.

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