In guerra tra poveri

La crisi è un concetto astratto e vago: soldi  che non ci sono, soldi virtuali, banche malgestite, reazioni a catena, boh. Possiamo riconoscerla come reale solo nei comportamenti della gente. La crisi economica è nelle persone, e diventa crisi personale. Nell’ultimo anno mi sono accorta eccome che c’èlacrisi, ma non solo perché lavoro meno. Perché ho visto sempre più gente impazzire e tirare fuori il peggio di sé.

Mi è sempre sembrato evidente che i mali peggiori di questo Stato siano l’evasione fiscale, la corruzione e il costo esagerato della macchina politica (stipendi dell’amministrazione pubblica ecc). In particolare l’evasione è un buco nero assurdo di cui ci rendiamo tutti complici nel momento stesso in cui al parrucchiere diciamo “ok segnami pure solo la piega” o diamo ripetizioni in nero. In un momento di crisi, la mia reazione spontanea è incazzarmi nei confronti di questa enorme perdita di denaro pubblico, riflettere, e decidere come proposito per l’anno nuovo di non essere più “complice”. Chiedere sempre lo scontrino eccetera.

Ecco, ci sono tante persone che invece di guardare le proprie mutande sporche e farci sopra un semplice e logico ragionamento trovano molto più semplice e comodo puntare il dito contro qualcosa d’altro. Possibilmente esterno. Spuntano come i fazzoletti usati dalla borsa link su Facebook contro i presunti sprechi di denaro pubblico in favore degli stranieri. Pardon, dei clandestini. Ho letto sia dati stravolti che dati totalmente IMMAGINARI su queste sovvenzioni esagerate che si suppone il governo faccia in favore di gente che “non è neanche italiana!”.  Mi ha colpito molto il blog di un invalido civile che titolava “I clandestini prendono più soldi degli invalidi civili!”. Il contenuto del post era un calcolo delirante che paragonava la pensione di un invalido civile a quella (presunta) di un “clandestino”. Ovviamente il “clandestino” non percepisce alcuna “pensione”. Esiste una cifra che lo Stato versa ai rifugiati politici, e poi esistono i normali servizi sanitari e sociali erogati (fortunatamente) a qualsiasi individuo che si trovi in Italia.  Questi servizi hanno un costo, che è lo stesso per il “clandestino” e per me. Ecco, nel conto il blogger faceva rientrare il costo di questi servizi. Dimenticando il fatto che sarebbero stati da aggiungere anche alla colonna della sua “pensione”, se proprio si volevano inserire.

Mi fa male veder fiorire tutto questo odio. L’egoismo del “si salvi chi può”, di chi non capisce che o ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Il terrore con cui un collega rifiuta con una scusa qualsiasi di passarti un contatto, la disperazione di chi si aggrappa ai suoi spiccioli con la paranoia di vederseli portare via. I sentimenti razzisti, la convinzione che il male venga sempre da fuori. La passività con cui si accetta qualsiasi informazione sbagliata letta su Facebook senza non dico approfondirla, ma magari leggerla per intero. Mi fa male vedere un paese che si avvia verso un brutto, bruttissimo periodo. Per colpa dei suoi stessi cittadini.

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