La Mediaset e il buonsenso

Qua tutto comincia perché ho un’intervista di circa 15 minuti a un amico editore da caricare sul Tubo.  Sfora leggermente i 15, saranno 15 e mezzo. Due giga di roba. La metto su la notte, mi sveglio al mattino e vedo che l’upload ha finito, ma che Youtube l’ha rifiutata, perché non ho il permesso di caricare video superiori a 15 minuti. Mi sale una carogna pazzesca ovviamente. Anche perché ricordo benissimo che ERO autorizzata a caricare video lunghi.  Scopro che ho questa limitazione per sei mesi, dal momento che ho infranto un copyright con un vecchio video, che è stato rimosso dal Legittimo Detentore del Copyright. Ohibò, mi dico. Echemminchia ho caricato da giustificare una rimozione? Non ho film, non ho telefilm, non ho trasmissioni televisive. Ho sicuramente qualche canzone di sottofondo a certi video, ma che io sappia se il sistema le riconosce ormai segnala semplicemente a chi guarda il video che ci sono e che sono acquistabili su Itunes.

Dopo qualche esplorazione scopro che il video CENSURATO è una mia intervista del 2011 al TG5, durata un minuto e cinquantuno secondi. Ero ospite alla rubrica “La Lettura” di Gallucci e parlavo del mio libro “La teoria del caos”. Tipo tre domande. Ora, so benissimo di non avere i diritti di distribuzione di un prodotto Mediaset. Ma visto che in quel video ci sono solo io, e parlo del mio libro, e per meno di due minuti, come è possibile che la legge italiana non contempli un fair use? Se avessi  tempo e soldi da buttare nel cesso giusto per puntiglio contesterei la rimozione e andrei in tribunale. In mancanza sia di tempo che di soldi mi limito a sputtanare la faccenda sul sito, e con che gusto. *Lasciate a una donna le sue piccole soddisfazioni*.

Ho visto che mi era possibile controllare chi avesse rimosso il video, ed è risultato essere effettivamente un dipendente Mediaset di nome E. C. Ho la sua mail. Ho valutato la possibilità di scrivergli di rimuovere per gentilezza la segnalazione, perché mi portava delle limitazioni su Youtube, e che il video incriminato lo avevo caricato in buona fede e lo avrei rimosso io.  L’ho pure scritto, il messaggio. Molto educato. Poi l’ho cestinato. Piuttosto che chiedere una cortesia a un dipendente Mediaset il cui lavoro consiste nel censurare Youtube mi mangio una merda, ecco. Se lui o qualche suo collega capiteranno mai qui però vorrei che mi spiegassero, molto semplicemente, in che modo la pubblicazione di 2 minuti di un’edizione di due anni fa di una rubrica del TG sui libri che andava in onda all’una di notte può avere effetti negativi sul fatturato Mediaset. Davvero. Voglio capire. Qui non si tratta di diritti, si tratta di BUONSENSO. Il fatto che il signor E.C. abbia il diritto di segnalare il mio video non significa che sia SENSATO farlo. E se lo è non ci arrivo. Non c’è niente di peggio della gente frustrata che amministra un anche minuscolo potere.

Detto questo, dall’intervista taglierò qualche secondo e la caricherò comunque, con un pensiero reverente al signor E.C. che mi ha fatto perdere un pomeriggio per riaprire un file video pesantissimo, rimontarlo e caricarlo. Ti auguro un cagotto, davvero. Te lo auguro di cuore.

shining-bike

4 Replies to “La Mediaset e il buonsenso”

  1. la cosa piú vergognosa é che loro ci fanno programmi interi con video presi in rete senza il consenso dei legittimi propietari. leggevo di uno che aveva fatto un video poi diventato virale, da li trasmesso in tv. poi tolto perché aveva perso i diritti dato che era stato trasmesso in tv….

    1. Assurdo :/ ad avere la pazienza di andare per vie legali, poteva (giustamente) far tirare fuori alla rete dei gran soldi…

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