Venezia 70, un 4 settembre di lento ripiglio

Risaliamo la china della depressione, con lentezza, dolore e fatica: ieri sera al cinema non c’era nulla che costerà al pubblico sei mesi di terapia. Un simpatico cortometraggio Disney, con Topolino gondoliere che cerca di sedurre Minnie cameriera, sfuggendo al burbero traghettatore Gambadilegno, per aprire la serata. Quasi non ci credevo. Temevo che da un momento all’altro Topolino sarebbe morto in modo atroce e Minnie violentata e picchiata a sangue da qualche parente aguzzino. Invece non è successo: hanno cenato a lume di candela sulla laguna, guardandosi coi cuoricini negli occhi. Incredibile.
A seguire il film in computer grafica e 3D tratto da Capitan Harlock: penso che i fan resteranno delusi perché non ha quasi nulla a che vedere con la storia originale del manga e del cartone, ma preso come film di fantascienza in sé l’ho trovato ben fatto. Ricordate quando è uscito il film di Final Fantasy? Che tutti pensavamo che sarebbe stato una figata e poi era una porcata di proporzioni bibliche? Ecco, Capitan Harlock per me ha risolto un po’ quell’aspettativa rimasta in sospeso per anni e anni.
Queste invece siamo io e Agnese che mostriamo orgogliose il tesserino del Billa unitamente all’accredito, ben consapevoli che di sti tempi un tesserino Billa ti dà più privilegi di un accredito cinema. Tutti gli accreditati cinema capiranno.

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Alle quattro e mezza andiamo a vedere Rigor Mortis, horrorazzo cinese, tratte in inganno dalla parola “zombie” nella trama. Noialtre si amano gli zombie. Non fatevi fregare anche voi: non ci sono zombie. È un film di spiriti alla Ringu, ambientato in un condominio, visivamente molto bello. Almeno fin dove ho visto io. Dopo una quarantina di minuti di proiezione Susi, che si è dimenata sulla poltrona dall’inizio, mi sussurra: “finora è gestibile ma ho idea che diventerà troppo pesante per il mio giovane cuore”. Visto che mi interessava vedere anche The Unknown Known, che stava per incominciare in Sala Grande, le propongo di trasferirci di là insieme.
La brutta notizia è che non sapremo mai chi e come verrà orribilmente ucciso nell’horrorazzo cinese, quella bella è che The Unknown Known è il miglior documentario che abbia mai visto. È comunque un documentario, genere che al festival sta proliferando, e mi chiedo: perché? Perché tenere due o tre documentari in concorso e mettere in orizzonti Still Life? Vado a sbattere la testa su un muro.
Piccola annotazione su ieri che mi sono dimenticata di inserire nel post, abbiamo saltato a pié pari Ana Arabia: un film che si presenta come un unico piano sequenza di 84 minuti merita di esplodere in un microonde per principio.
Stasera ci aspetterà Une Promesse di Patrice Leconte, con Alan Rickman, ma come al solito a domani per l’ardua sentenza. Vi lascio con un’altra foto ricordo del peggio del peggio del Lido, per la rubrica “un mondo di NO”. Mari’, c’hai una certa, basta con tutti sti uccelli per la testa.

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