Venezia 70, luminoso 1 settembre 2013

Come promesso sono andata a vedere Child of God, con i peggiori auspici. Sal, l’ultimo film con la regia di James Franco che ho visto, era talmente brutto da ridefinire il concetto stesso di brutto. Su Child of God ci siamo un po’ divise, noi fanciulle, ma personalmente mi è piaciuto molto. La regia zoppica ancora alla grande ma la storia è talmente bella e l’attore talmente bravo che quasi non ti accorgi di tutte quelle dissolvenze in nero da dilettante con pretese autoriali. Il protagonista è un uomo ritardato, che vive ai margini di una cittadina di provincia americana, totalmente escluso dalla vita sociale del paese. Inizia a cercare la compagnia di pupazzi e finisce per diventare un assassino. L’ho trovato molto toccante e delicato.
Altro discorso vale per Wolf Creek 2: ragazzi, mi sono chiesta perché ignorassi l’esistenza di questa serie meravigliosa. Consigliato agli amanti dello splatter, questo è splatter autoriale da commuoversi, ambientato in Australia, con il bravissimo John Jarrat nei panni del serial killer compagnone. A metà tra il nazionalismo australiano e l’autoironia. Arriverà una foto migliore. Questa ha su l’impronta digitale sullo schermo della mia amica Agnese, quindi ha un valore più che altro affettivo.

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Se lo guardate preparatevi a soffocare dal ridere nella scena dei canguri.
Stamattina in Palabiennale abbiamo visto Philomena, con Judy Dench, per cui tutti gridavano al miracolo. Non è un miracolo ma è un bel film, molto, pure troppo, commovente. La storia vera di una ragazzina che partorisce in convento un figlio illegittimo, dato poi in adozione contro la sua volontà. Dopo anni passati a cercarlo, diventata vecchia, chiede l’aiuto di un giornalista. Tirate fuori i vostri migliori sentimenti e un pacchetto di Cleenex. Personalmente le storie così facilmente commoventi mi irritano un po’, ma non fate caso a me e al mio piccolo cuore nero. Si potesse io il leone d’oro lo darei allo splatterone australiano.
Nel pomeriggio proviamo a entrare a Palo Alto, il film delle due. Niet. Impossibile. La proiezione delle due non è prenotabile dal giorno prima per gli accreditati, va a coda. Ma dalla coda non hanno fatto entrare nemmeno una persona. In teoria dovrebbe esserci un settore riservato a noi poveracci, escluso dalla vendita dei biglietti al pubblico non accreditato. In questo caso o il settore se lo sono fumato o lo hanno riservato agli accrediti industry più fighi, non ho capito. Pare che la cosa abbia fatto incazzare parecchia gente che ci teneva. A me non ne fregava nulla e mi sono limitata a twittare il problema a Barbera, che m’ha risposto carino come sempre.
Ci siamo infilate quindi al film delle cinque, Parkland, docufilm sul l’omicidio Kennedy che era stato cazziato come “film più noioso della mostra” su Twitter. Ragazzi, per piacere. Andatevi a vedere La moglie del poliziotto e poi ne riparliamo con calma. Secondo me è interessante e fatto bene, e micapoicosì noioso: sono solo perplessa sulla scelta di inserirlo in concorso. Ha un taglio da ricostruzione molto documentaristica e poco filmica, non capisco, non ci arrivo, boh.
Stasera ci aspetta Miss Violence ma per questo, come di consueto, il blog dovrà aspettare domani.

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