Venezia 70, 3 settembre: la vita fa schifo.

Si diceva, mai una gioja, esatto? Qualcuno spieghi ai registi in concorso che la vita non fa necessariamente così schifo, anche se c’è la guerra, la crisi economica, l’Aids e il mal di denti. Anche se vi prude un piede, anche se vi perde il rubinetto. Anche se vi si rompe il robottino pulisci piscina. Persino se c’è Marco Carta al festival, la vita non fa così schifo.
Qualcuno lo spieghi al regista di Locke, di ieri sera. Un film ambientato in una macchina, con un povero Cristo che lotta al telefono tra una commessa imminente di lavoro, il parto imminente della sua amante e la moglie imbufalita. Alla fine perde il posto, la moglie lo manda a cagare e l’amante è una quarantenne cessa e sola. Scherzi a parte, è fatto bene ma mi ha irritato la sicurezza del personaggio di “stare facendo la cosa giusta”, cioè andare ad assistere al parto dell’amante per non seguire le orme di suo padre, che aveva abbandonato la madre incinta. Caro Gandhi, per fare la cosa giusta dovevi evitare di trombarti l’amante.
Regaliamoci una singola gioia: ho percorso il red carpet con un vestito rosso. Praticamente un pugno in un occhio.

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Oggi io e le fanciulle andiamo a recuperare il Terry Gilliam in Palabiennale. Il film è interessante, Waltz è sempre bravo. Certo, si parla di vuoto universale. Certo, si parla di un futuro apocalittico in un cui le aziende controllano tipo grande fratello gli impiegati e vendono al pubblico emozioni posticce. Certo, è un film sul nulla esistenziale. Ma siamo in tema col festival, giusto? Ps: Terry Gilliam a livello estetico quando fa fantascienza è quasi più datato di Wim Wenders quando faceva fantascienza. Negli anni ’80. Non mi è dispiaciuto. L’ho preso dal punto di vista vintage. Magari non ho capito nulla e lui si credeva di fare una figata ultramoderna, ma è evidentemente un problema suo.
Alle due e mezza ci troviamo a scegliere tra il nuovo di Kim Ki-Duk, di cui ci era piaciuto molto Pieta, Leone d’oro lo scorso anno, e Still Life, che pare essere una figata. Scopriamo che Moebius parla di un tizio che viene evirato dalla madre per sbaglio: voleva evirare il padre. Ci guardiamo in faccia. E optiamo per Still Life.
È una grande scelta: per quanto mi riguarda è il film migliore che abbia visto finora e mi dispiace molto che sia in sezione orizzonti e non in concorso. Comunque state tranquilli eh, è un film tristissimo&disperatissimo. È probabilmente il più triste&disperato che mi sia mai capitato sottomano. Parla di un impiegato inglese il cui lavoro consiste nel cercare il parente più prossimo di tutta la gente sola che viene trovata morta in casa per informare del funerale. E vi ho detto tutto, ecco. Se vi capita recuperatelo però, è davvero un bel film, commovente senza essere di quel commovente facilino e fastidioso.
Stasera vado a vedere qualcosa che invece si preannuncia quantomeno leggero e divertente: vediamo se siamo pronti a invertire il negativo trend di morte&disperazione di questo festival. Domani vi saprò dire: per il momento vi lascio con una foto ricordo che non ha nulla da invidiare al peggior horror movie, specificando che per fortuna non l’ho scattata io o temo che al momento soffrirei di epilessia. Fate bei sogni.

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