Venezia 70. 30 agosto, 2013 DC

Cari affezionati della maledetta rubrica di Sara sul festival di Venezia: quest’anno inauguriamo il Venezia Daily. Con due giorni di ritardo, perché questa brillante idea mi è venuta solo il 30 settembre, quindi vi tocca anche il recuperone selvaggio del 28 e 29. Vi scrivo dalla terrazza dell’Excelsior con un cocktail scroccato in mano, quindi innanzi tutto tranquillizzatevi: sono in ottima forma.

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28 agosto
L’attesa ai traghetti è estenuante e da questo intuisco l’orribile verità che quest’anno al festival c’è un sacco di gente in più. Di sicuro rispetto al mega buco dell’anno scorso. I cambiamenti logistici sono marginali ma è mutato magicamente qualche sponsor (bye bye Lancia). Sbarco al Lido con grazia elefantina, corro a farmi una doccia nel nido d’amore mio e delle fanciulle, ottengo l’accredito e faccio un giro all’Excelsior. Dove incontro William Friedkin, così, debbotto. Sono l’unica donna ad avvicinarlo con sguardo adorante in mezzo a un mare di nerd. Mi scuso per la qualità schifosa delle foto ma non posso scaricarle in alta definizione da qui perché non ho computer, così faccio le foto al display della macchina fotografica, proprio come gli scimpanzé.

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Testo il metodo di prenotazione degli spettacoli, anche quest’anno brutale e selvaggio, tramite una app dedicata che fa imbarazzo. Altra cosa da evitare è il self service del Movie Village. Carissimo e surgelatissimo.
George Clooney si fa la consueta passerella da un’ora. La serata io e le fanciulle la passiamo a cercare di imbucarci alla festa di apertura all’Excelsior, fino a quando non ci rendiamo conto che la maggiore attrazione è Marina Ripa di Meana con una gabbia per uccelli in testa e ce ne torniamo a casa.

29 settembre
Andiamo a vedere Gravity al Palabiennale, io e le mie fanciulle, per scoprire che non fa affatto cagare come ci si vorrebbe far credere. Se non fosse perché i due protagonisti sono George Clooney e Sandra Bullock passerebbe come film di nicchia, ecco. È un film sulla claustrofobia, sull’ansia, non una vaccata sui viaggi spaziali. Per una volta nella vita mi piace anche il maledetto treddì.
Nel pomeriggio ci buttiamo con entusiasmo a vedere Why Don’t you play in hell, di Sion Sono, di cui avevamo amato follemente Himizu due anni fa. Fantastico, divertentissimo, parla di un clan Yakuza che si trova a dover girare un film in pochi giorni con la collaborazione di un gruppo di cineasti falliti. Consigliaterrimo. A seguire andiamo a vedere Sorcerer di Friedkin restaurato e la cerimonia di consegna del Leone d’oro alla carriera. Barbera adora Friedkin, è evidente. E io adoro Barbera. Apriamo una parentesi: è il momento di confessare che Muller mi stava sul cazzo da morire. Barbera ti sorride cordiale e impeccabile anche alle nove del mattino, Muller ti rivolgeva la parola solo brandendo uno sfollagente elettrico. Senza contare che Barbera ha GUSTO. Sia in fatto di calendario che di allestimenti, caro lui. Guardate un po’ che giardini zen si è messo ad allestire al Movie Village.

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Ho un piccolo momento di gloria nella hall dell’Excelsior, dove un ragazzo mi ferma per farmi firmare il mio libro su De André. Se l’è portato dietro sapendo di trovarmi al festival. Top. Avrei voluto una colonna sonora epica sotto. Non mi trattengo troppo a chiacchierare perché commette l’errore di segnalarmi la presenza di Bret Easton Ellis in terrazza, informazione che ha il potere di farmi sparire alla velocità della luce.

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Andiamo a dare un’occhiata all’area Disaronno, che scopriamo essere semplicemente l’area tamarra dello scorso anno traslata lato mare, e ce torniamo a casa.

30 settembre
Io e la socia Francesca andiamo a fare la spesa al Billa e colgo l’occasione per cercare un parrucchiere: vorrei tagliarmi le selvagge chiome diventate ormai ingestibili. L’unico che trovo è in Via Gallo. In vetrina non ha esposti i prezzi ma solo un cartello con scritto no bancomat. Decido che per oggi non alimenterò l’evasione fiscale e proseguo.
Nel pomeriggio tento di vedere La moglie del poliziotto, polpettone tedesco di tre ore, ma crollo dopo la prima ora e mezza sconfitta dalla volontà incrollabile del regista di rompere i coglioni con un abuso di dissolvenze in nero. Esco quatta quatta, avendo un lato della fila libero. La mia socia Francesca rimane intrappolata nel settore centrale. L’abbiamo ritrovata alle sette e mezza in stato confusionale che canticchiava gli Abba.
Avvistato Nicholas Cage all’excelsior con una combo di collanine da tamarro. Stasera vado a vedere The canyons, domani vi saprò dire.

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