La piaga sociale del fashion blog e prodotti caseari derivati

Ci sono due cose che negli ultimi cinque anni in Italia sono cresciute esponenzialmente, ma per quanto la soluzione sembri ovvia questo post non parlerà della crisi economica e del senso di vergogna nei confronti delle istituzioni.

Mi riferisco alle make up artist e alle fashion blogger. Uhm. Non fraintendetemi: ho il massimo rispetto per la prima professione (conosco truccatrici bravissime e ragazze che hanno studiato duramente per lavorare in quell’ambito) e per chi si occupa di moda. La moda blabla, arte blabla, il madeinItaly blabla. Ammetto anche che personalmente non me ne importa una beneamata. Al mattino mi vesto pescando a caso dalla Montagna Dell’Ovest dei maglioni e dalla Collina Dell’Est dei pantaloni, e se proprio devo truccarmi lo faccio stile bomba a mano. Il resto del tempo vivo in pigiama e due gocce di Chanel N.5 (trova l’intruso).

Fatto salvo il mio disinteresse, ho comunque un generico rispetto per i settori di cui sopra, come ho rispetto degli scienziati nucleari, dei piastrellisti e degli stuntman. E in questo caso non mi riferisco alle/ai professionisti, ma a tutte quelle giovanissime che sull’onda delle varie Cliomakeup e discendenti sono corse ad aprirsi canali di tutorial di trucco e blog di moda. Con risultati spesso grotteschi oltre il livello di guardia. Quel grottesco che ti fa scattare un campanello d’allarme sociale.

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Questi fenomeni di massa generano una mancanza di consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Ho visto ragazzine di 13 anni credersi in grado di insegnare ad altre ragazzine come si sfumano gli ombretti e che fondotinta scegliere per il proprio tipo di pelle, ripetendo a pappagallo nozioni appena imparate, senza avere la minima idea di cosa stanno facendo. E senza avere coscienza del fatto che forse a 13 anni dovresti limitarti al lucidalabbra alla fragola. Ragazzine truccate da zoccole e zoccole truccate da ragazzine: una tradizione senza tempo. I loro principi azzurri però non sono più cavalieri e pirati, ma tronisti e vecchi signori impotenti.

Nella preadolescenza emulare è normale (emulare, e e-mulare anche. Oh oh. Un po’ di umorismo da vecchia). Una ragazzina vede su Youtube una ragazza più grande che si trucca bene e vuole imitarla. Niente di strano. Imitare l’atto di insegnare è uno step successivo. Vuol dire credersi in possesso di strumenti che non si hanno, sentirsi capaci, professioniste.

E così si generano anche i mostri delle fantomatiche fashion blogger. Ragazzine, ragazze e donne che si fanno fotografare dalla migliore amica connivente in squallidi parchetti di tutta Italia. Ricoperte da un’accozzaglia di orribili maglioncini H&M, plateau di Zara di una taglia più grande, fuseaux viola leopardati, ninnoli di plastica a forma di animaletto, orecchini giganti, spille, spillette, maxi bag porta-cadavere, sciarponi di lana della mamma, parigine fantasia e qualche sporadico accessorio tarocco di Gucci. Fomentate nella loro folle corsa verso l’Accostamento Ridicolo da stuoli di affiliate, che non guardano le foto e non leggono i post ma commentano comunque “tesoro ti sta da Dio questo outfit” sperando di ricevere a loro volta un like. Comunità intere di ragazze che si vestono come hippie trovatesi per caso in un romanzo di Philip Dick e costringono parenti e amici ad assisterle in perigliosi servizi fotografici urbani, sotto il monumento dei caduti dell’ennesima Piazza Italia.

Sento freddo.

Non conosco intimamente nessuna persona appartenente alle categorie di cui sopra, ma so per certo cosa risponderebbero alla domanda “qual è il tuo peggior difetto?”. Risponderebbero “la sincerità”. Lo so. Lo so è basta, perché è la combo domanda-risposta che mi fa più incazzare al mondo dopo “cosa preferisci fare/mangiare/vedere?” – “è lo stesso”. Direbbero proprio “la sincerità”, che da che mondo e mondo gli imbecilli sperano di passare per difetto – sottintendendo “non ho difetti ma sono così umile che non me ne rendo conto, al punto che considero certi miei pregi dei difetti. Ah, un altro difetto che ho è che sono umile”. Sì, e io sono un pinguino che sferruzza bavaglini all’uncinetto.

I difetti più comuni sono la cattiveria, l’egoismo, l’egocentrismo, la scarsa empatia, la stupidità, la bruttezza, l’alitosi e le Hogan. Beate loro che sicuramente sono solo sincere. Oh. Insomma. Mi preoccupano e basta. Forse sono un po’ traviata dal fatto che l’idea di passare due ore a scegliere cosa indossare e come truccarmi mi fa morire dentro come solo il pensiero di una cena musicale ad Arcore. 

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