Contro la violenza sugli aspiranti scrittori

Mi è capitato per le mani un libro che devo ancora leggere. È il libro di un’esordiente, una ragazza, l’ho solo sfogliato per adesso, sembra molto interessante. Il problema di questo libro è che non è un libro. Non appartiene alla categoria merceologica “libro”. Non ha nemmeno un codice ISBN. È già un po’ di tempo che seguo le mirabolanti imprese di www.ilmiolibro.it, avendo sullo scaffale per la prima volta una loro pubblicazione mi sono resa conto di che razza di dolore fisico provochi in qualcuno che ama i libri, e ho deciso di rompere il silenzioassordantedicolorochedovrebberoparlare (cit. Alfonso Luigi Marra).

Partiamo dalle ovvie differenze tra l’oggetto di carta che è sulla mia scrivania e un libro (a prescindere dai contenuti, che possono essere ottimi o agghiaccianti, in qualsiasi formato e in qualsiasi modo. Aspiranti scrittori: questo post è per dire VERGOGNA a loro e a voi SVEGLIATEVI, non permettete a nessuno di speculare su quello che amate). Primo, come dicevo, non c’è un codice ISBN. Sul loro sito vengo a sapere che, volendo, si può inserire. Alla modica cifra di 79 euro in più, e passa la paura.  Secondo: manca un editing. Non nel senso chissàchelavoro. Manca proprio l’editing base di formato: il testo non è giustificato, non ci sono spazi dopo la punteggiatura, il carattere è un bastone e non un graziato e in corpo 8, rientri e margini sono a membro di cane. Insomma, questi manco si prendono la briga di fare tre clic sul vostro testo. Tre clic. Non dico leggerlo, ma tre clic.
Eh beh, come recita il sito, d’altronde, loro non sono una casa editrice. E allora cosa sono, viene da chiedersi? Una tipografia. Ve lo dico io. Né più né meno che una tipografia come quella che vi impagina la tesi di laurea, che però offre una serie di servizi collaterali (qualche mese di distribuzione – a pagamento, mi sembra di capire – nelle Feltrinelli, e vetrina sul portale del sito stesso).
Terza differenza rispetto a un libro normale: viene scritto chiaramente che i diritti del libro, il copyright, restano all’autore. Che insomma, rimane proprietario dell’opera, e non solo dei così detti diritti d’autore (generalmente dal 5 all’8% sul prezzo di copertina). Questo vuol dire due cose: che se trovate un altro editore (cioè, un VERO editore) potete proporgli il vostro manoscritto già stampato, e che tutto quello che guadagnate vendendo il libro entra in tasca a voi. Figoso, eh? No. Proprio per un cazzo, amici miei. Date un’occhiata ai costi, al preventivo lampo che si può fare nel widget a destra del sito. Vi prego, per l’amor del cielo, date un’occhiata.
Facciamo i barboni, via: copertina morbida, stampato in bianco e nero, niente ISBN, formato standard, insomma la soluzione più economica possibile. Facciamo finta che il nostro libro sia di 200 pagine, una lunghezza media per l’impaginato classico. Per prova, chiediamogli di stamparcene uno solo: fanno 9 iuri e 67 cent. Beh, ma direte voi, chiaro che costa così tanto. Gliene abbiamo chiesto UNO.
Proviamo a chiedergliene cento: una piccola tiratura, adatta all’auto-distribuzione. 773,76 euro. Quasi 8 euro a copia. Ho provato, per scrupolo, a impostare una tiratura esagerata per l’auto-distribuzione, cioè mille copie, per vedere se il prezzo scendeva in maniera rilevante. Fanno 7254 euro, cioè 7 euro e 25 al pezzo. Vi dico in parole povere cosa significa questa cifra: che non rientrerete mai, e poi mai, e poi mai nella spesa. Per rifarvi della stampa e della spedizione (francobollo e busta) se li vendete voi personalmente, anche facendo finta di ordinarle mille (scelta che rientra a pieno titolo sotto la categoria “suicidio economico”), dovrete mettere il prezzo di copertina a una decina di euro. Parliamoci chiaro: siete esordienti. Autopubblicati. Mai recensiti. Perché uno sconosciuto dovrebbe darvi dieci euro a scatola chiusa? In Italia, dove se va bene si legge Harry Potter? Essù.

Conosco piccole case editrici che con un contributo autori mooolto minore (si parla di un terzo, un quarto) tirano esordienti a 4000 copie, li mandano in libreria (con editing, ISBN, cazzi e mazzi) e ti fanno pure la presentazione in FNAC. Conosco autori auto-pubblicati che hanno scelto la strada dell’ebook e di Amazon (i diritti restano a te, anche in quel caso) e praticamente a costo zero hanno fatto girare il libro guadagnando qualcosina. Aspiranti scrittori, di strade ce ne sono (compreso l’onesto blog, compreso l’onesto scrivo-per-me-stesso). Di tutte le strade che ci sono, perché proprio ilmiolibro? Che non è disonesto, intendiamoci, a saper leggere il sito è tutto scritto e spiegato chiaramente. È proprio semplicemente STUPIDO come servizio. È assurdo farlo. Vi prego, questo è un appello rivolto a voi, aspirantieccetera: fate girare il post, diffondetelo, se conoscete qualcuno che ha pubblicato con loro spiegate quello che avete letto qui, informate, informatevi. Non per noi, non per loro, non per voi, non per me, blablabla, ma perché la parola “libro” significa ancora qualcosa.

         

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