Viva viva il regionale

I matti in treno se non ci fossero bisognerebbe inventarli, comunque.

Stamattina tornavo in regionale da una serata fuordicasa con dei miei amici e ne ho beccato uno fenomenale. Tutto comincia con l’arrivo del controllore: l’amico che sta rientrando a Genova con me non riesce a trovare il biglietto, il controllore prosegue dicendo che passerà dopo, l’amico fruga&cerca ma il biglietto è perduto. Al che si incammina verso la prima carrozza per andare a rifarlo, e mi lascia nello scompartimento semivuoto, in compagnia d’un distinto signore in completo beige. Il signore attacca bottone, inizialmente in modo gentile e socialmente appropriato, commentando “eh succede, anche a me è capitato di perdere il biglietto, specialmente se era uno di quelli dell’automatica, che li stampa piccoli, è piuttosto comune…”. Rispondo educatamente: “eh sì, capita, speriamo che glielo faccia rifare e bon…”.

E poi. E poi non so bene che succede ma la cosa degenera. Il signore inizia prima a lamentarsi delle automatiche, poi dei rivestimenti dei sedili dei treni, poi dei prezzi dei biglietti, poi dell’amministrazione comunale, poi di quella regionale, poi del governo, poi dellinterosistemacazzo. Mi diventa subito evidente che non è in bollissima. Annuisco sorridendo partecipe, inizialmente cercando di mantenere un contatto visivo per educazione. Nel frattempo il mio amico mi scrive per chiedermi se il controllore è ripassato, perché lo sta aspettando nella prima carrozza.
 

È passato ora, sta venendo. Torna presto però. Ti prego. Un matto m’importuna.

 

L’amico torna, si risiede accanto a me. Si trova al centro esatto della traiettoria del fiume di parole, tra me e il matto. Si rende conto che se resta in quel punto verrà coinvolto. Mi rivolge un sorriso sadico, poi dice con gran bon ton: “mi siedo qui davanti così potete parlare tranquillamente…”, e cambia posto portandosi sul sedile di fronte. Cerco di lanciargli uno sguardo disperato.

 

Ti è piaciuto che mi sono spostato per lasciarvi parlare?

 

Stronzoooooo! Parlare, poi… personalmente non ho ancora detto una parola.


Il matto prosegue. Siamo passati al topic: suicidi degli imprenditori.

 

Com’è iniziata la vostra amicizia?

 

Mi ha detto che anche lui aveva perso un biglietto, una volta, e poi non so come sia avvenuto tutto ciò.


Dai suicididegliimprenditori si torna di nuovo al disumanogoverno. L’amico rincara la dose:

 

Così impari ad essere sempre disponibile e gentile con tutti 🙂


Dal disumanogoverno si torna ai trasporti.

 

Aiutami.

 

Non ci penso neanche, appena ho alzato un secondo gli occhi ha iniziato a parlare con me!!


Dai trasporti a qualcosaltro. Non so se rendo l’idea. Questo ha continuato a parlare in tutto per una mezz’ora abbondante. Senza mai una pausa. Respirando attraverso i pori della pelle, credo. Con me sempre più sconfitta, sempre meno annuente, sempre meno intenzionata a mantenere l’educato contatto visivo, e tormentata dal conflitto interiore gentilezza VS disperazione.

 

Parla con me, intervieni, ti prego fai qualcosa.

 

Certo che sei maleducata a stare con la faccia sul telefono mentre qualcuno ti parla!!


Ho creato un diversivo cominciando a picchiare simpaticamente il mio amico e a interpellarlo sulle bellezze del paesaggio, scattando contestualmente foto dal finestrino. Al che il signore ha smesso. Così. Di punto in bianco. Come aveva cominciato. Non ci potevo credere. La fortuna a volte bisogna costruirsela.


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