Il Mattino esiste

Oggi mi è successa una cosa straordinaria: ero sveglia al mattino. Visto che non mi capita mai non è un mattino qualsiasi, è il Mattino In Cui Ero Sveglia, e vale la pena di raccontarlo. È incredibile la quantità di cose che uno può fare al mattino, non lo diresti mai.

Mi sveglio alle 8: un evento eccezionale, ma devo andare a risolvere una questione di crediti universitari altrimentinonmilaureo. Mi scrive un amico su facebook per un’idea di cui nullapossoanticipare, ma l’argomento è “aspiranti scrittori”. Gli spiego che li odio tutti, già. Forse alle otto di mattina sono un po’ precipitosa nei miei giudizi ma resta il fatto che gli aspiranti scrittori si dividono in due categorie: quelli bravissimi e quelli patetici. Quelli patetici sono patetici. Quelli bravissimi sono da parte mia potenziale oggetto di invidia, e quindi alla larga, comunque. Eh sì, invidiare il talento altrui è una brutta bestia. Che poi, non mi capita con tutti gli scrittori ovviamente. Ad esempio: Lansdale lo adoro e basta, nonostante sia irraggiungibile. Neil Gaiman invece lo invidio. La sua bravura ha qualcosa di insopportabile. È una bravura sfacciata e arrogante. Mi piace, mi piace un sacco, ma non ci posso fare nulla se mi prudono le mani quando leggo certi paragrafi suoi. È quella speciale razza di talento che ti fa pensare “stronzo fortunato, facile fare lo scrittore, con un potenziale del genere”.

Ovviamente si tratta di un discorso molto immaturo e puerile. Ma oh.

Al termine della conversazione con il mio amico esco davvero di casa. Inutile che vi ripeta anch’io quanto ostile e polare sia il mondo là fuori in questi giorni. Siete tutti lì a postare la foto della fontana di De Ferrari ghiacciata, e io alla faccia vostra vi carico su quella della vasca dei pesci rossi del bar dietro casa mia ghiacciata. Con tanto di pesci rossi vivi che nuotano sotto al lastrone. Yay!

Equipaggiamento del ragionier Fantozzi: anfibio impermeabile taroccato, classe 1999, con tracce di Uniposca fucsia retaggio della quarta ginnasio; pigiama invernale completo rimboccato dentro ai calzini; pantaloni di velluto marrone classe 2001 e golf verde bottiglia sdrucito dei cinesi in poliestere a occultare il pigiama; maximaglia acrilico H&M blu a nascondere come meglio si può tutto quello che c’è sotto; animale morto sul giaccotto (scamosciato fuori, pelliccetto dentro, ereditato quando avevo otto anni e sfoderato solo al grande gelo e perché non mi piace indossare animali morti, seppur morti da un sacco, e perché ha un taglio decisamente troppo vintage per gli anni ’70, senonché non siamo negli anni ’70); guantisciarpaberretto. Mi sono pesata per curiosità prima di uscire di casa:50 chilogrammitotali. Contando che io, me, in mutande, ne peso 43, la tara è considerevole. Pressione sociale unanime da amici e parenti: “e se proprio oggi incontri l’uomo della tua vita?” – da chiedersi con sorriso beffardo. Beh, se propriooggi incontro l’uomo della mia vita, vuol dire che non era destino, gente, che vi devo dire. Oppure lo riconosco dal fatto che indossa un colbacco con paraorecchie, va a sapere.

Ben, vado e faccio quello che devo fare per recuperare i miei crediti smarriti (che fa molto “mi sono messa a suonare la fisarmonica in via Balbi con lo zingaro coi baffi”, lo so). Poi, sempre per quella faccenda dell’altrimentinonmilaureo, vado alla biblioteca universitaria a cercare un libro per la tesi. Scopro che l’accesso alla biblioteca, quello normale con lo scalone, è cintato, interdetto, impraticabile per un oscuro motivo invisibile che non riesco a capire. Con un crescente senso di disagio, trovata un’entrata alternativa, apprendo che il testo da me cercato è disponibile al prestito solo in lingua francese, mais oui, je suis Catherine Deneuve, lo prendo lo stesso e mi attendono ore liete a ingoiare erre mosce. L’addetto ai prestiti della biblioteca universitaria, che è tipo la persona più seria, affidabile e imperscrutabile che io abbia mai incontrato, mi fa notare che forse esiste una Copia In Italiano al dipartimento di storia dell’arte. Non ho il coraggio di dirgli che ci ho già guardato, che lì “Sociologia  del cinema” di Sorlin non esiste, e che la sua imperscrutabile affidabilità è stata solo la mia seconda scelta. Annuisco sfoderando un sorriso grato e smagliante che nemmeno Marilyn strafatta per non dargli un dispiacere.

Torno verso casa e per non farmi mancare proprio nulla faccio una codella in posta (non l’ufficio postale dove vado di solito ma il secondo più vicino: l’ingresso alle poste centrali è cintato, interdetto, impraticabile per un oscuro motivo invisibile che non riesco a capire: deja-vu?). Aiuto una mamma musulmana a scarrozzare la carrozzina del pupo su e giù per le scale del sottopassaggio, fulminando con lo sguardo qualsiasi uomo giovane e prestante incrociato lungo il tragitto. Nein. Zero. Cari ragazzi incontrati questa mattina, siete delle mezze pippe inutili senza un briciolo di cavalleria: e, a sentire amicieparenti, meno male. Che se beccavo l’uomo della mia vita proprio oggi erano guai.

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